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Venerdì, 20 Maggio 2022
Politica

Sistema cooperativo, affondo Cgil: “Valori? Ormai sono retorica da convegno”

Il sindacato modenese non risparmia un giudizio pesante sul modello cooperativo che ha fatto la storia del nostro territorio. E partendo dal caso CPL Concordia invoca nuove regole per la partecipazione dei soci

Quanto sta succedendo nel movimento cooperativo, nazionale e modenese, non ultimo il caso della Cpl di Concordia, apre a riflessioni di vasta portata. E' innegabile che il sistema delle coop, rosse o bianche che siano, ha rappresentato per decenni uno dei fondamenti dell'economia e della sfera pubblica emiliana. Incentivato, detassato, favorito, decantato o semplicemente vissuto quotidianamente, la mutualità delle cooperative ha rappresentato il punto di forza dell'economia diffusa modenese e della politica locale. Ma oggi, quasi inevitabilmente, quel sistema si sta sgretolando.

Da più parti giungono riflessioni, tra cui decisamente significativa è quella della Cgil modenese, che al sistema delle coop ha legato gran parte della propria attività e che oggi usa parole dure. “Nel corso degli anni il modello cooperativo e i suoi valori fondanti, non solo sono entrati in crisi, ma purtroppo sono stati spesso relegati nei richiami retorici dei convegni e sempre meno praticati – attacca il segretario Tania Scacchetti - Certo non in tutte le imprese cooperative e certo non dalle migliaia di soci,  lavoratori e cooperatori  che tutti i giorni quei valori li praticano nella loro attività quotidiana, e i quali oggi si deve garantire in caso di crisi e atti corruttivi, non solo la tutela del lavoro e delle cooperative, ma anche risposte ed interventi che possano restituire loro la certezza della distintività positiva del modello cooperativo e l'orgoglio di esserne parte”.

La Cgil denuncia ormai da anni il crescere di pratiche come la cooperazione spuria, la non applicazione dei contratti e/o le deroghe contrattuali, la marginalità del ruolo dell'assemblea dei soci, i regolamenti interni alle cooperative per bypassare i CCNL. Tutti elementi che ben evidenziano come lo spirito cooperativo si sia ormai piegato alle leggi del mercato e del profitto, accomunando in tutto e per tutto le coop alle aziende private.

“E' prevalsa in troppi casi la via della finanziarizzazione, della competizione giocata sui costi, a partire da quello del lavoro utilizzando spesso la figura del socio-lavoratore come strumento per bypassare i vincoli definiti dalla contrattazione collettiva – sottolinea appunto la Cgil - Abbiamo assistito ad una involuzione, in certi casi ad una vera e propria degenerazione dell'impresa cooperativa, che l'ha omologata all'impresa privata pur mantenendo differenti regole del gioco”.

Il problema più evidente è dunque quello legato alle agevolazioni previste dalla legge, che oggi tutelano qualcosa che non esiste più. Così come non esiste più un coinvolgimento diretto dei soci, che difficilmente possono controllare e indirizzare le scelte del management. Due fronti su cui sarà quindi necessario intervenire dall'alto, per scrivere nuove regole. E il caso di CPL traccia già un primo indirizzo, come propone la Cgil modenese: “Servono norme che introducano limiti al numero di mandati per la guida delle imprese cooperative superando una storia non positiva di Presidenti che hanno mantenuto l'incarico anche per 30 anni e oltre, servono verifiche affinché i trattamenti fiscali di favore siano concessi a chi crea lavoro di qualità e che rispetta i fondamentali della cooperazione, non semplicemente a chi si definisce cooperativa”.

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