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Mafia, Gratteri in consiglio comunale: "Occorrono risposte subito"

Il Procuratore antimafia al consiglio tematico: "Controlli in corso d’opera e agli imprenditori dico meglio fallire che avere un socio mafioso". Campinoti, presidente di Avviso Pubblico: “La legalità deve essere conveniente per il territorio”

“Prestare estrema attenzione non solo al sistema dell'affidamento degli appalti e dei subappalti, ma a tutto il processo di realizzazione dell'opera: da chi guida i camion del movimento terra a chi lavora in cantiere. Inoltre, davanti alla necessità di ricostruire dopo il terremoto, non possiamo lasciare la struttura amministrativa tale e quale, né aspettare due anni per avere una lista delle imprese edili accreditate, rischiando che nel frattempo spariscano i fondi. Occorre dare risposte subito informatizzando il sistema. E ancora, l'amministrazione locale può fare pressione al potere centrale per potenziare la Prefettura, affinché si cominci a dare l'avvio ai lavori”. Ecco da dove può iniziare l'ente locale a contrastare e prevenire le infiltrazioni mafiose nel settore edile, secondo il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ospite della seduta del Consiglio comunale di oggi dedicata al ruolo dell’ente locale nelle politiche di prevenzione e contrasto alle mafie, in occasione della 18esima Giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

Infine, un consiglio anche agli imprenditori: “Meglio fallire – consiglia il procuratore – che accettare come socio di minoranza un mafioso che porta capitali facili ma che poi assume completamente il controllo dell’azienda e, in questa situazione di crisi economica, in cui le banche non fanno credito, il rischio è molto alto”. Fermo restando – ha osservato Gratteri - che gli enti locali non possono fare molto nel contrasto alla criminalità organizzata, perché il problema riguarda tutto il mondo occidentale ed è soprattutto un problema normativo, oltre che culturale.

“Non restate arroccati ad una ricetta ad hoc per il vostro Comune – ha affermato il procuratore - La legislazione antimafia italiana è la più evoluta al mondo e la polizia giudiziaria italiana una delle migliori, ma nel contrasto alle mafie l'Europa è il nulla, l'abbattimento delle barriere e l'euro hanno favorito la diffusione delle mafie, perché non c'è una legislazione antimafia e negli altri Stati non c'è un reato omologo all'associazione mafiosa. Camorra e 'ndrangheta stanno riciclando denaro in Portogallo, Svizzera, Germania e Spagna, che non a caso è il Paese dove si concentrano il 50 per cento di tutte le banconote da 500 euro diffuse in Europa. Le mafie non hanno il problema di arricchirsi ma di come giustificare la ricchezza, quindi non illudiamoci di poter sconfiggere la criminalità organizzata, semmai di arginare il fenomeno. Per farlo – ha aggiunto Gratteri - abbiamo bisogno di un codice penale, un ordinamento giudiziario, un sistema penitenziario e un sistema scolastico diversi da quelli attuali. Con questi cambiamenti normativi potremmo abbattere le mafie dell'80 per cento e le ricadute positive saranno su tutto il territorio”.

Che “la legalità deve essere conveniente per il territorio” è il concetto su cui ha insistito Andrea Campinoti presidente di Avviso Pubblico, Associazione di Enti locali e regionali per la formazione civile contro le mafie, ospite della seduta. Campinoti ha fornito alcuni dati: “Sono oltre 200 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dall'entrata in vigore della legge in materia; 270 gli atti intimidatori verso amministratori pubblici registrati in un solo anno, segno che esiste anche una buona politica; diversi i beni confiscati alle mafie anche in Emilia-Romagna, tra cui due aziende della provincia di Modena”. E a questo proposito il presidente di Avviso Pubblico ha parlato di gestione ancora molto problematica dei beni confiscati dalle mafie: “Una veloce attivazione della gestione con un efficace utilizzo che consenta nuove opportunità per il territorio è fondamentale per combattere la mafia. No, quindi a mettere in vendita i beni immobili confiscati, per l'alto rischio che ricadano in mani mafiose, mentre, nel caso la legge arrivi a prevedere la restituzione del valore del bene confiscato, questo non può essere a carico all'Amministrazione comunale che lo gestisce. Infine, sì alla possibilità di continuare a lavorare per l'azienda confiscata, una volta ripulita dalle infiltrazioni mafiose”.

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