Dpcm, tutte le nuove norme in vigore. Cambia il testo dopo la protesta dei sindaci

Il premier illustra in una conferenza stampa da Palazzo Chigi il provvedimento: attività di ristorazione chiuse alle 24 e limite di sei persone al tavolo, coprifuoco per i primi cittadini

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza hanno varato poco prima della mezzanotte il Dpcm 18 ottobre 2020 con le misure dell'ulteriore stretta che entrano in vigore dal lunedì 19 ottobre e sono valide fino al 13 novembre. Il testo del nuovo Dpcm è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo la conferenza stampa del premier

Nuovo Dpcm 18 ottobre: le misure della stretta spiegate

Le principali novità del Dpcm 18 ottobre sono sostanzialmente tre: la prima è che alle 21 si potranno chiudere strade e piazze così da evitare assembramenti; la seconda sono gli orari flessibili per la scuola (che resta aperta); la terza sono i locali chiusi a mezzanotte e dalle 18 senza servizio ai tavoli. I giornali oggi spiegano che il testo è il frutto di una lunga mediazione tra le diverse anime della maggioranza. Il Partito Democratico e Leu, con il ministro della Cultura Dario Franceschini e Roberto Speranza, incarnavano la linea dura che voleva maggiori restrizioni; il MoVimento 5 Stelle con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e la responsabile dell'Istruzione Lucia Azzolina erano per la prudenza; Italia Viva invece ha detto no alle misure restrittive fino all'ultimo. Il Corriere della Sera spiega oggi che Conte proprio non voleva farlo questo decreto.

La sua linea era attendere che le mascherine obbligatorie all’aperto e le altre restrizioni piegassero almeno un poco la curva. Ma il pressing degli scienziati e dell’ala dura della maggioranza, che invocava misure drastiche «per non dover richiudere tutto fra due settimane», lo ha convinto ad accelerare.

La distanza tra due opposte scuole di pensiero lo ha però costretto a una estenuante mediazione. Con i governatori e con i suoi ministri, intenti ciascuno a tirare la bozza dalla propria parte, chi per la difesa dell’economia e chi per la supremazia della salute.

E tra i ministri c'è chi dice oggi che serviranno presto misure più dure mente il bollettino della Protezione Civile riportava ieri 11075 nuovi casi e 69 morti. Nel dettaglio, "Dpcm" è la sigla che indica il decreto del presidente del Consiglio dei ministri: un atto amministrativo emanato dal capo del governo nell’esercizio della sua funzione. Adottato 11 volte per la pandemia, il dpcm non viene sottoposto ad alcuna verifica. Ai prefetti spetta poi monitorare sul rispetto delle misure adottate, che sono:

  • La didattica mista per le scuole superiori e le università, con "forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza";
  • L'invito alla rimodulazione del trasporto pubblico: il nuovo decreto raccomanda che l’erogazione del servizio pubblico, la cui programmazione spetta al presidente di Regione, sia "modulata in modo tale da evitare il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza di utenti";
  • Lo smart working (anche se l'obbligo di lavoro da casa per il 75% della pubblica amministrazione salta): si raccomanda che "le attività professionali siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza; siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva";
  • negli sport di squadra e di contatto gli allenamenti sono singoli e le gare e le competizioni "non sono consentite"

Dpcm 18 ottobre, il testo completo

Dpcm 18 ottobre: il coprifuoco affidato ai sindaci (sparisce)

La misura più importante del Dpcm è la facoltà affidata ai sindaci di chiudere strade e piazze dalle 21 e interviene sugli orari dei bar per far rispettare il divieto di assembramento. La curiosità è che i sindaci, espressamente nominati nella bozza del Dpcm, spariscono nella versione definitiva. Nel dettaglio le norme sono:

  • "Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie) sono consentite dalle 5 sino alle 24 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle 18 in assenza di consumo al tavolo";
  • "Le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono consentite dalle 8 alle 21". "Sono vietate le sagre e le fiere di comunità";
  • "Può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private";
  • Sono confermate le multe da 400 a 1.000 euro per chi non rispetta i divieti;
  • Palestre e piscine rimangono aperte, ma - come ha sottolineato Conte - in questi giorni verrà verificato il rispetto dei protocolli di sicurezza e tra una settimana la stretta potrebbe arrivare davvero.

Il motivo del ritardo nella tabella di marcia del nuovo decreto della presidenza del consiglio dei ministri è proprio il punto delle palestre e delle piscine, che è stato oggetto di un lungo braccio di ferro all'interno del governo e con il Coni. La questione ha spaccato anche il Comitato Tecnico Scientifico, che aveva raccomandato la chiusura nei giorni scorsi ma alla fine si è dovuto accontentare del penultimatum di Conte. In più i poteri dati ai sindaci hanno fatto arrabbiare i rappresentanti degli enti locali e questo è forse il motivo della parziale retromarcia successiva:

«Situazione critica», ha ammesso il premier. Eppure restano aperte le sale per gioco e scommesse, non c’è una norma specifica per alleggerire il trasporto pubblico ed è saltato lo smart working al 75% . E il coprifuoco? Nel governo invitano a chiamarlo con altri nomi e i sindaci rispediscono la patata incandescente all’indirizzo di Palazzo Chigi.

«Il governo — tuona Antonio Decaro a nome dei primi cittadini — inserisce in un dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco».

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E così alla fine nel Dpcm firmato e pubblicato sul sito di palazzo Chigi quel riferimento ai primi cittadini salta: "Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento - si legge nel testo approvato - può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private''. Con questa decisione il governo ha scaricato le responsabilità delle scelte sui primi cittadini dopo aver fatto la stessa cosa con le Regioni inventando i lockdown territoriali a discrezione dei presidenti. Poi ha cambiato idea nella notte. L'epidemia avanza, ma in Italia la situazione si conferma disperata, ma non seria. 

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