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Partito Democratico in affanno, Matteo Richetti entra a gamba tesa 

Presentando il proprio libro, il deputato modenese ravviva le critiche alla gestione locale del partito. E non risparmia nemmeno Renzi: "La narrazione da sola non basta, serve ricostruire legame interno"

"Dare un altro segnale al segretario Bursi? Temo che questa volta ci abbiano pensato gli elettori. Abbiamo votato in sei Comuni e ne abbiamo persi cinque, giusto? C'è bisogno oggi di un rilancio, non so in che termini lo immagini il segretario del Pd...". Matteo Richetti, renziano della prima ora, torna a 'rottamare' i dirigenti locali Pd. L'occasione è quella dell'esito delle recenti elezioni amministrative, di cui Richetti parla oggi tra le sale del centro "Ferrari" di Palazzo Europa presentando il suo libro "Harembee!". 

Si rammarica subito Richetti pensando all'ultima campagna elettorale: "Dove mi chiamano vado, sono un dirigente Pd. Ma ho ricevuto piu' richieste da fuori provincia che in provincia". Ma se qualcuno dunque lo ha visto piu' staccato dal territorio negli ultimi tempi, il diretto interessato si presenta in conferenza stampa circondato da tutti i suoi fedelissimi modenesi: Ludovica Ferrari, Maria Costi, Fabio Braglia, Paolo Negro, Giulia Pigoni... Richetti sul Pd si fa capire pur non chiedendo direttamente le dimissioni di nessuno, e sorvolando sull'amministrazione del sindaco-presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli. "Bursi? Non chiedo passi indietro di nessuno, è giusto che la nostra segretaria faccia lei - rimarca il deputato - le valutazioni che deve fare. E poi sta arrivando la stagione congressuale, se ne parlerà dopo il referendum".

In ogni caso, giura Richetti tra i suoi, "siamo qui per tentare di dare una mano, anche perchè anche a Modena non c'è stata molta capacità di aprirsi all'innovazione...". L'agenda corre a domani sera, dove il deputato nella sua Spezzano presenterà "Harembee!". Quali e quanti invitati? "La mia ultima preoccupazione sarà contare i dirigenti del Pd".

Ma Richetti non si dimostra indulgente neppure versoi il quadro nazionale: “Non basta produrre leggi e riforme: il premier-segretario Matteo Renzi pensi al ricostruire il rapporto tra il Pd e le sue comunità, finchè puo', dopo gli errori commessi. A partire da quello che lo ha portato a legare la sua carica di premier al referendum costituzionale di ottobre”. Si parte dalla scadenza delle scadenze: "Il referendum di autunno non credo sarà un giudizio sul Governo, sbaglia chi l'ha voluta impostare cosi'. Questo è un errore che io a Matteo imputo- evidenzia Richetti- con lealtà e franchezza. Quella riforma è piena di buone argomentazioni, a Modena stiamo costruendo una rete di comitati 'Adesso si'' e ce ne sono già piu' di 15. Appunto: a chi critica la riforma rispondo nel merito, ma quando sento chi mi dice 'lavoro per mandare a casa Renzi'... penso che gli abbiamo preparato noi il terreno". 

E, quindi, Richetti insiste su Renzi: "Proprio nel momento di continua produzione di provvedimenti c'è il momento di massimo smarrimento. Forse- suggerisce ancora il parlamentare- perchè i provvedimenti o la narrazione dei provvedimenti non sono tutto. Serve un collante per far si' che le persone abbiano un interesse generale, non solo particolare". 

(DIRE)

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