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Lunedì, 28 Novembre 2022
Politica Serramazzoni

Appalti sospetti, il Pd accusa di ‘immobilismo’ il governo. Ma a Serramazzoni?

L'on. Miglioli chiede a La Russa di adottare il Protocollo anticrimine sugli appalti firmato a Modena. Perché allora sul 'caso Ralenti' il Pd non interviene?

Formale e burocratica. Così l’on. Ivano Miglioli ha giudicato la risposta del governo alla sua interrogazione sugli appalti per i lavori in Accademia e all’Ottavo campale. «E’ evidente – spiega il parlamentare Pd – che non c’è alcuna intenzione, da parte del Ministero della difesa, di assumere misure analoghe a quelle contenute nel Protocollo anticrimine sottoscritto dalle istituzioni locali in Provincia di Modena; né tantomeno di modificare le procedure alle gare d’appalto attualmente aggiudicate attraverso il criterio del massimo ribasso».

Nell’aprile scorso Miglioli aveva presentato un’interrogazione al ministro La Russa sugli appalti assegnati per i lavori di sistemazione dell’Accademia militare e di bonifica dell’Ottavo campale. Avevano vinto l’appalto due imprese con un capitale sociale di 4 mila e 20 mila euro. Nel caso dell’Ottavo campale l’impresa vincitrice della gara aveva offerto un ribasso d’asta del 53,7%. Di fronte a tali anomalie il parlamentare Pd aveva chiesto al ministro della Difesa di adottare criteri di selezione più severi, analoghi a quelli contenuti nel protocollo anticrimine sugli appalti, sottoscritto dalle istituzioni locali modenesi. «Una richiesta giustificata – spiega il parlamentare – dall’allarme per le sempre più penetranti infiltrazioni mafiose nel territorio delle provincie di Modena e Bologna, come testimonia il maxi-blitz dei carabinieri condotto nelle ultime ore contro la ‘Ndrangheta nel nord Italia. Ma evidentemente nemmeno questo – conclude Miglioli – scuote il governo dal suo immobilismo».

Tutto vero. Peccato, però, che proprio in quel di Modena, precisamente a Serramazzoni, il Pd si sia comportato, sempre in tema di appalti sospetti, esattamente come il governo. Con una reazione timida, formale e burocratica. Non sarà forse perché in questo caso dentro l’inchiesta scottante sulle infiltrazioni mafiose c’è un sindaco democratico come Luigi Ralenti?

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