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Beni confiscati alle mafie, il Pd chiede di impedire la vendita ai privati

In provincia di Modena sono 35 i beni confiscati alle mafie in attesa di un riutilizzo sociale. I dem si oppongono al decreto del Governo che ne consente, a certe condizioni, la vendita ai privati

"Nelle pieghe del recente decreto su sicurezza e immigrazione è inserita una norma potenzialmente pericolosa: si tratta della misura che consente la vendita a privati dei beni confiscati alle mafie. In questo modo si apre una breccia nella legislazione che, negli ultimi vent’anni, ha invece favorito il riutilizzo sociale di questi beni". La denuncia è contenuta in un ordine del giorno presentato in Consiglio comunale a Modena dai consiglieri Pd Federica Di Padova, Antonio Carpentieri e Federica Venturelli.

“La possibilità di estendere la vendita ai privati dei beni confiscati è una scelta politica assai discutibile per non dire pericolosa – conferma Federica Di Padova – E’ concreta, infatti, la possibilità che questi beni, di fatto, ritornino nelle mani di quei soggetti a cui erano stati sottratti”. Sono 35 i beni confiscati nella provincia di Modena: si trovano nei comuni di Nonantola (17 beni), Formigine (6), Maranello e Modena (5), e Castelfranco Emilia (2). A questi, si potrebbe aggiungere un numero non ancora precisato di immobili frutto di un’operazione della Guardia di finanza a Sassuolo. Ebbene, a parte un immobile di Nonantola dato in affidamento all’Arma dei carabinieri destinato ad essere convertito in caserma, una indagine sulla riassegnazione di questi beni confiscati ha confermato come, in questo momento, nessuno dei beni sia stato affidato in gestione ai Comuni.

“La situazione è similare in tutta la nostra regione – aggiunge Federica Venturelli – Il 90% dei beni confiscati non viene riutilizzato. Secondo uno studio condotto dalla Università di Bologna sugli oltre 300 beni confiscati in Emilia-Romagna solo 38 sono stati assegnati per un riutilizzo sociale. E questo nonostante la nostra Regione possa vantare una legislazione considerata come modello di buone pratiche perfino dall’Onu”.

La situazione, secondo i dem modenesi, si farebbe più preoccupante alla luce dell’inchiesta Aemilia, il cui processo sta per avviarsi a conclusione. “Nel processo Aemilia ci sono molti beni sequestrati nel nostro territorio che potrebbero essere confiscati alla fine del procedimento – conferma Antonio Carpentieri - Quindi giudichiamo ancor più preoccupante questo provvedimento che potrebbe avere ripercussioni ancora più nefaste”.

Per questo insieme di ragioni, i consiglieri comunali Pd chiedono alla Giunta cittadina di “prendere posizione contro questo provvedimento del Governo, di impegnarsi a riferire in Consiglio comunale sullo stato dei beni sequestrati nel territorio, di approfondire il tema avvalendosi anche dell’esperienza delle associazioni che si occupano del settore, e di farsi parte attiva attraverso il tavolo presso la Prefettura di Modena con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati, affinché i beni confiscati presenti sul territorio di Modena vengano utilizzati con scopi socialmente utili, evitandone così l’”impropria” vendita ai privati”.

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