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Domenica, 28 Aprile 2024
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Nuovo modello di sanità locale, attivate tutte le sette “COT" provinciali

Una “centrale di controllo” che organizza le risposte più appropriate in costante collegamento con il medico di riferimento e con tutte le altre figure sanitarie e sociali che si prendono cura di quel cittadino

Una “centrale di controllo” che, a partire dai bisogni del paziente, organizza le risposte più appropriate, in costante collegamento con il medico di riferimento, territoriale o ospedaliero, e con tutte le altre figure sanitarie e sociali che si prendono cura di quel cittadino.

È questo il senso della Centrale operativa territoriale – la “COT” – una struttura introdotta dal Decreto ministeriale 77 e parte del percorso di riforma dell’assistenza territoriale modenese insieme a Case e Ospedali di Comunità, Hospice e Centrale di telemedicina. Anche grazie ai finanziamenti previsti dal PNRR, che ammontano complessivamente a 2milioni e 400mila euro tra investimenti strutturali, interconnessione e dispositivi, nella nostra provincia sono ormai realtà, infatti nel corso della Conferenza territoriale e sanitaria della provincia di Modena che si è tenuta oggi, 20 marzo, l’Azienda USL ha fatto il punto sullo stato delle 7 COT provinciali – tutte già attive – e presentato i primi dati di attività che sono estremamente positivi, con quasi 4mila segnalazioni in due mesi di attività.

La scelta, nella nostra provincia, è stata quella di lavorare prima di tutto al modello organizzativo e al collegamento tra i diversi nodi delle reti assistenziali, in modo da poter attivare tutte le COT in breve tempo, anche prima della collocazione definitiva. Aprendo un confronto nei Comitati di distretto e in CTSS sullo stato dei servizi che già si occupavano di dimissioni protette e percorsi territoriali, sono stati individuati i punti di forza e le criticità e si è avviata la sperimentazione per il miglioramento dei percorsi stessi. E così, dalla prima COT attivata Carpi a giugno 2022 (e oggi già al lavoro nella nuova sede presso la Casa della Comunità inaugurata lunedì), sono state progressivamente avviate le altre 6 centrali operative modenesi. Nel distretto di Modena sono state individuate nella COT distrettuale alcune funzioni “hub” (es. Centrale di Telemedicina, coordinamento trasversale, rapporti con Azienda Ospedaliero - Universitaria, ecc). 

Cos'è la COT?

Le COT (Centrale Operativa Territoriale), trovano le radici all’interno del DM77, rappresenta la chiave per l’integrazione interna tra i vari servizi sanitari e socio-sanitari e i professionisti coinvolti nei
diversi luoghi di cura, assicurando continuità, accessibilità e complementarietà dell’assistenza.

Attive 365 giorni all’anno e 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20, possono essere contattate da qualsiasi professionista della rete sanitaria e sociale, anche dal medico del PS o dal pronto intervento sociale a fronte di problemi sanitari. Non è dunque un servizio con accesso del pubblico, diretto o telefonico, ma ha benefici diretti sul paziente e il nucleo familiare. Dal primo contatto è infatti possibile attivare una catena di servizi come ad esempio predisporre l’assistenza domiciliare o la presa in carico da parte dell’infermiere di comunità, programmare la visita di un OSS per l’igiene giornaliera o organizzare l’arrivo della protesica necessaria dopo un ricovero. Tutto ciò avviene in coordinamento con i Servizi sociali che nella COT sono presenti. L’attività della COT mira dunque a garantire interventi tempestivi nel rispetto dell’appropriatezza delle risorse impiegate; aumentare condivisione e integrazione con medici, pediatri e rete ospedaliera; promuovere co-progettazione e sinergia con le associazioni di volontariato, per assicurare prossimità, continuità, correttezza della presa in carico.

Cosa dicono i primi risultati?

 In un arco di due mesi presi a riferimento, ottobre e novembre 2023, sono state 3768 le segnalazioni totali, provenienti per il 41% dagli Ospedali, per il 26% dai Servizi sociali, per il 15% dai medici di medicina generale. Dai primi indicatori individuati, si è ridotta dell’11,8% la percentuale di ricorso al re-ricovero urgente dei pazienti nei 30 giorni successivi al precedente ricovero. I risultati saranno da analizzare ulteriormente in una visione di insieme rispetto alle diverse azioni messe in campo negli ultimi anni sul territorio, dall’Infermieristica di Comunità alla Telemedicina, dall’estensione a 7 giorni su 7 del servizio di Assistenza domiciliare allo sviluppo degli Ospedali di Comunità, senza dimenticare i numerosi interventi in coprogettazione con l’Associazionismo.

In conclusione, le COT consentono oggi un miglioramento del percorso di valutazione e presa in carico “multidimensionale” dei pazienti; si è rafforzata sui territori la prossimità dei servizi sanitari, in particolare nei passaggi tra contesti di assistenza differenti, come Ospedali, Ospedali di Comunità, Case residenza anziani, assistenza domiciliare, servizi sociali, associazionismo e l’importante rete dei Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta.

“Con le COT, attivate in anticipo rispetto alle tappe previste dal PNRR, si rafforza ulteriormente la nostra rete territoriale e la prossimità ai nostri cittadini – dichiara la Dg Ausl Anna Maria Petrini –, a garanzia dell’efficienza, efficacia ed equità delle cure erogate. Con queste strutture innovative è oggi possibile connettere, integrare, raccordare sempre di più e meglio i professionisti del territorio, degli ospedali, appartenenti a tutte le tre aziende sanitarie provinciali, e con loro anche la parte dei servizi sociali, con evidenti benefici sui pazienti e sui loro caregiver”.

“Prosegue il forte gioco di squadra in Ctss e sul territorio per assicurare, nell’ambito dell’evoluzione formativa e tecnologica, le risposte più efficaci – conclude Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Ctss – a partire dalle Centrali operative territoriali, dalla loro collocazione e dai modelli organizzativi attuati per avere più integrazione dei servizi e dei professionisti e assicurare così risposte in rete più funzionali e di qualità. Il nostro obiettivo è avere città sempre più in salute operando in profondità per affrontare le mutazioni sociali e le richieste ‘di salute’ in una realtà territoriale dove si vive di più”.  

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