Nuovo colpo alla 'ndrangheta, arrestati i capi clan "sopravvissuti" ad Aemilia

Dall'alba di oggi è scattata l'operazione "Grimilde", che vede impegnati 300 agenti. Perquisizioni anche a Modena

16 arresti, 60 indagati, 67 perquisizioni, 300 uomini impiegati e maxisequestro di denaro e beni immobili. Così è stato sferzato un nuovo colpo alle mafie in Emilia. La Polizia di Stato di Bologna, in collaborazione con quella di Parma, Reggio Emilia, Piacenza e con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, hanno eseguito una vasta operazione nei confronti del sodalizio ‘ndranghetista operante in Emilia, storicaménte legato alla nota famiglia mafiosa dei Grande Aracri di Cutro. 

Eseguite, in varie città d’Italia, perquisizioni nei confronti di coloro che pur non essendo direttamente destinatari del provvedimento restrittivo emesso dall’Autorità Giudiziaria di Bologna sono risultati, nel corso dell’indagine, collegati al gruppo ‘ndranghetista operante in Emilia Romagna, già noto per i fatti emersi nel maxiprocesso Aemilia. 

Operazione vs 'Ndrangheta in Emilia, coinvolti elementi di primo piano

I destinatari del provvedimento restrittivo sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento, truffa aggravata dalle finalità mafiose. 

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Polizia di Stato contro la mafia calabrese figurano elementi di primo piano del sodalizio ‘ndranghetista emiliano, tra i quali Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, ritenuti ai vertici del clan operante nelle Province di Reggio Emilia Parma e Piacenza.

Tra i destinatari del provvedimento restrittivo anche l'attuale Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso, perchè ritenuto vicino al gruppo mafioso.  Nell’ambito della stessa operazione è stato applicato un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili ed immobili, conti correnti.

'Ndrangheta in Emilia: i vertici dell'associazione

Ai vertici del sodalizio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ci sarebbero stati Francesco e Salvatore Grande Aracri, rispettivamente padre e figlio. Il primo - figlio a sua volta del "boss" Nicolino, viveva a Brescello (Reggio Emilia), ovvero la prima cittadina emiliana sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata, nel 2017. Erano loro due a tirare le fila delle azioni criminose, rivestendo il ruolo di "promotori, capi e organizzatori" . Secondo la Polizia, avrebbe "agito in sinergia con i vertici" anche l'altro figlio di Francesco, Paolo Grande Aracri. 

I provvedimenti, emessi dal Gip presso il Tribunale di Bologna su richiesta della Dda, sono eseguiti dai poliziotti della squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza in varie province dell’Emilia Romagna

"Siamo contenti del risultato raggiunto fino ad ora, ma non ci fermiamo qui, andiamo avanti per questa strada ". Così ha fatto sapere Luca Armeni, capo della Squadra Mobile di Bologna.

'Ndrangheta in Emilia, gli affari delle cosche

Sono 16 le aziende monitorate dagli inquirenti in odore di mafia, tutte tra il modenese e il reggiano. Baricentro degli affari del clan il comune di Brescello, con ramificazioni a PIacenza, a Mantova e in altre città di Lombardia e Veneto.

Degno di nota il capitolo riguardante una nota azienda di rivendita di riso mantovano che, chiedendo una sorta di protezione ai Grande Aracri -questa l'ipotesi investigativa di un'indagine in corso dal 2015- è finita per essere poi succube in qualche modo delle richieste malavitose: favori, ma soprattutto denaro.

Il potere del clan nel territorio, quando non riusciva con i sotterfugi a infiltrarsi non esitava a utilizzare metodi militari, ricorrendo all'intimidazione esplicita. E' il caso di una pizzeria del reggiano, che avendo aperto troppo vicino alla concorrente 'protetta', ha dovuto chiudere senza troppe esitazioni, dietro minacce di morte. 
 

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