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Banda sgominata dopo 60 spaccate in 4 mesi. La base nel campo nomadi di San Matteo

60 colpi, oltre 250mila euro di merce rubata e danni: la corsa dei "narvali" si conclude con cinque misure cautelari. Il campo sotto la Tav si conferma covo di illegalità

Si conclude con cinque misure cautelari la follia della "banda delle spaccate", che per mesi ha fatto razzia dei guadagni e merci di decine di esercizi commerciali, per centinaia di migliaia di euro. Di loro si sono occupati i carabinieri della Compagnia di Modena, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dal Pm Giuseppe Amara.

Operavano con spregiudicatezza di giorno e di notte, irrompendo con violenza in qualsiasi posto garantisse loro profitto. Agivano senza troppa premeditazione, scegliendo gli obiettivi la sera stessa. Servendosi di macchine rubate sfondavano vetrine e sportelli del bancomat. Le zone scelte dalla banda erano le province di Modena, Reggio Emilia, Mantova e Bologna: i colpi documentati dall'Arma sono sessanta, con picchi di sei colpi al giorno, tutti compiuti fra maggio e agosto dello scorso anno

Una fitta rete di conoscenze criminali, connivenze e parentele all'interno di campi nomadi, garantiva loro l'accesso alla filiera della ricettazione dei beni trafugati. Ad almeno 250.000 euro ammonta il valore della merce asportata (attrezzature edili, materiali metallici, veicoli, denaro contante, computer, tablet, smartphone, televisori, abbigliamento, elettrodomestici vari, materiale elettrico, pneumatici) e dei danni causati alle attività colpite. Gli arresti sono avvenuti infatti fra Modena, Reggio Emilia e Rovigo.

In seguito ad un'attività di indagine durata sette mesi e soprannominata "Nàrvali" - che significa "pazzi" nella complessa e semisconosciuta lingua utilizzata per le comunicazioni interpersonali - sono risultate indagate nel complesso 12. Le ordinanze eseguite in queste ore sono in carcere per quattro persone, tra cui il 53enne capofamiglia e capobanda, e una ai domiciliari, per il ricettatore seriale.

La base operativa del gruppo era in un luogo ben noto a Modena: il campo nomadi nato alcuni anni fa sotto il viadotto Tav a San Matteo e tenuto in piedi a seguito dell'elezione a domicilio da parte di pregiudicati che appunto vi scontano ( o dovrebbero scontarvi) la pena per altri reati predatori. Un luogo divenuto epicentro di illegalità, che le autorità non hanno ancora provveduto a sgomberare.

Tre dei ladri erano già stati fermati lo scorso settembre dopo un folle inseguimento, bloccati sul ponte dell'Uccellino da diverse pattuglie dell'Arma che ne avevano così impedito la fuga. In un'altra circostanza era stato sventato da parte dei Carabinieri il tentativo di assalto ad un bancomat con un carroattrezzi rubato a Imola: le intercettazioni telefoniche avevano consentito ai militari di intervenire per tempo e spegnere il raid sul nascere.

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