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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca

La Ferrari perde la causa contro i costruttori dei modellini: sì al Cavallino rampante sulle "mini rosse"

L'azienda automobilistica modenese aveva portato in causa la comasca Brumm S.n.c. e ora dovrà risarcirla: secondo la Corte di Cassazione non c'è stata alcuna violazione

"Avevamo (e abbiamo) ragione noi, dal 1996!!": è con queste parole che Brumm S.n.c. annuncia la vittoria in ultimo grado della causa che la vedeva da anni contrapposta a Ferrari S.p.a.

La casa automobilistica di Maranello, infatti, aveva citato in giudizio la piccola azienda comasca di modellini accusandola di violare diritti di proprietà industriale e diritti d'autore: a Ferrari infatti, non sarebbe proprio andato giù che l'azienda apponesse il loro logo sulle rosse in miniatura.

La vicenda giudiziaria

Il Tribunale di Modena, adito in prima istanza, si era pronunciato nel 2016 constatando che la produzione e commercializzazione dei modelli Ferrari da parte della Brumm non costituisse nessuna delle violazioni addotte e condannando Ferrari al risarcimento di 20mila euro di danni.

La Corte d'Appello di Bologna, in secondo grado, aveva sostanzialmente confermato la sentenza modenese; accogliendo inoltre parzialmente l'appello incidentale proposto da Brumm e condannando Ferrari alla corresponsione di ulteriori 25.923,52 € a favore della parte resistente.

La sentenza

Avverso tale sentenza però Ferrari ha presentato nuovamente ricorso, questa volta presso la Corte Suprema. La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione presieduta dal Giudice Dott. Carlo de Chiara ha smontato punto per punto ogni motivo posto a fondamento del ricorso della rossa, che è stato quindi rigettato.

Secondo i giudici di Cassazione infatti, la Corte d'Appello aveva avuto ragione nel dire che l'apposizione del Cavallino Rampante sui modellini non aveva arrecato alcun danno alla scuderia, anzi, al contrario questa ne aveva in un certo senso "beneficiato" esponendo alcune delle miniature presso il museo di Maranello. Inoltre, come sostenuto dai giudici di secondo grado, non avendo le vetture "valore artistico" ma "essendo state disegnate al solo scopo di vincere competizioni sportive", non poteva essere ravvisata neanche una violazione di diritti d'autore.

La Suprema Corte ha anche escluso la possibilità - richiesta da Ferrari - di un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea: quest'ultima infatti, può essere chiamata a pronunciarsi soltanto quando la questione di diritto da risolversi sia nuova e di complessa interpretazione. Ma la questione nuova non era: gli stessi nodi erano stati sciolti dal giudice europeo in una sentenza, sul piano del diritto, identica a questa. 

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