Paura nella notte a Castelvetro, in fiamme quattro auto e un motorino

Bambini, anziani, ragazzi: evacuati nella notte i sei appartamenti del palazzo di Via Parini 30, nessun ferito. L'incendio è divampato a notte fonda nell'area cortiliva del condominio, non si esclude l'ipotesi di dolo

Castelvetro, ore 3. In una notte apparentemente tranquilla, lingue di fuoco hanno illuminato il cielo di via Parini distruggendo macchine, motorini e pezzi di vita.

Antonio Picardi e la moglie, residenti da vent’anni nel condominio interessato dall’incendio, raccontano la travagliata notte con le mani ancora sporche di fuliggine. Il loro appartamento è stato invaso dal fumo e l’odore acre di cui le pareti sono ormai impregnate per un po’ non li abbandonerà. “Sono stata chiamata dall’inquilina del piano terra nel pieno della notte” -spiega la donna- “‘Scendi, scendi stanno andando a fuoco le macchine’ mi ha detto. La prima cosa cui ho pensato è stato mettere in salvo i miei figli. La loro camera era invasa dal fumo, ho avuto paura”. A fianco a lei una busta con il bucato che la sera prima aveva steso al balcone, ormai annerito, da buttare.

L’incendio è divampato improvvisamente, a notte fonda, interessando quattro macchine e un motorino: una Mercedes Classe A, una Nissan Quashqai, una Kia, una Minicar e un Liberty di cui sono rimaste solo le carcasse. I mezzi erano parcheggiati sotto una tettoia nell’area cortiliva del condominio, la cui facciata è stata pesantemente annerita dal fumo. Fumo che, nonostante le finestre chiuse, è riuscito ad insinuarsi all’interno degli appartamenti del palazzo, rischiando di provocare gravi danni. Tutte le sei famiglie sono state evacuate, ma pur essendo composte da anziani e bambini non è arrivata neanche un’ambulanza per le intossicazioni che, fortunatamente, sembra non si siano registrate. Sul posto i Vigili del Fuoco, che hanno lavorato per spegnere l'incendio e salvare quel poco che restava dei mezzi. Dal corso delle fiamme sembra che la prima macchina a prendere fuoco sia stata la seconda della fila poi, conseguentemente, tutte le altre.

Dolo o casualità? Le indagini sono in corso, inutile trarre conclusioni affrettate. Alcuni condomini preferiscono non parlare, altri cercano di darsi spiegazioni. Antonio è uno dei responsabili di una nota cooperativa che si occupa di facchinaggio, e fornisce servizi a svariate aziende.  “Sono stato svariate volte vittima di atti intimidatori” racconta Antonio “mi hanno rotto i vetri della macchina, rigato le portiere. Sono cose che purtroppo capitano a chi fa un mestiere come il mio”. Dice di aver sempre svolto il proprio lavoro con serietà, gli sembra assurdo pensare che qualcuno possa essere arrivato a tanto. Ora, a prescindere dagli esiti delle indagini che sapranno attribuire causa certa a quanto accaduto, è possibile che un uomo arrivi anche solo a porsi questo genere di domande? Le minacce, i piccoli atti intimidatori, come possono essere considerati “cose che capitano”? Il prezzo da pagare dei lavoratori onesti: un ossimoro che –astraendo da questo caso- sembra concretizzarsi ormai troppo spesso.  

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