Salumi in regalo e promesse di denaro, accuse di corruzioni per Levoni

Il noto imprenditore di Castelnuovo Rangone è stato raggiunto da un'inchiesta sviluppata a Bologna intorno alla figura del giudice tributario Carlo Alberto Menegatti, cui vengono contestati diversi episodi corruttivi

Un altro tassello si aggiunge al puzzle già abbastanza intricato della vicenda legata alle aziende del settore carni di Castelnuovo Rangone, che vede implicato tra i principali protagonisti Sante Levoni, imprenditore 77enne alla guida della famiglia che ha saputo costruire un piccolo impero dei salumi. Levoni è stato raggiunto in queste ore da un avviso di fine indagini della Procura di Bologna, con l'accusa di corruzione.

L'inchiesta, che coinvolge a vario titolo 13 persone, è nata intorno all'attività del giudice tributario della XII Sezione regionale Carlo Alberto Menegatti, ritenuto dai Pm particolarmente incline a favorire imprenditori coinvolti in ricorsi al tribunale in cambio di "regali".

Tra gli indagati risulta quindi anche l'imprenditore castelnovese, per fatti relativi al periodo tra aprile e luglio del 2016. In alcune circostante Levoni avrebbe fatto avere al giudice prodotti alimentari per un valore considerevole, nonchè promesso denaro, in cambio di consulenze tributarie. Menegatti avrebbe quindi fornito informazioni riservate per quanto riguardava i ricorsi pendenti davanti alla Commissione tributaria regionale per la società Globalcarni Spa, ma anche consigli circa il trasferimento della residenza di Levoni da Castelnuovo al Principato di Montecarlo.

Per questi fatti risulta coinvolta anche Anna Morselli, una ex dipendente dell'Agenzia delle Entrate residente a Castelfranco Emilia, che avrebbe svolto una funzione di mediatrice tra l'imprenditore e il giudice nella consegna dei salumi "incriminati". In merito alla vicenda Levoni ha fatto sapere attraverso i propri legali che si tratterebbe solamente di un "fraintendimento".

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Ricordiamo che un'altra impresa del gruppo, la Alcar Uno, è stata per diversi mesi al centro di una dura vertenza sindacale, contraddistinta da blocchi dei lavoratori Si Cobas e da cariche delle forze dell'ordine. Un'altra inchiesta giudiziaria travolse l'azienda, questa volta per una presunta estorsione da parte del sindacalista Aldo Milani e di un intemediario che intascò dai fratelli Levoni una busta con 10mila euro.

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