"Un patto con la Camorra", così i pentiti incastrano CPL Concordia

Un accordo cementato nel lontano 1999, quando CPL si rese disponibile a concedere i lavori alle imprese dei clan casertani, per una tangente di 10mila Lire al metro lineare di tubature. E' quanto emerge nelle carte del Gip di Napoli

Dalle carte dei PM napoletani – all'indomani dei nuovi arresti che hanno colpito ex dirigenti di CPL Concordia – emergono dettagli più consistenti sull'inchiesta per la metanizzazione dell'Agro Aversano, che il gruppo cooperativo modenese pianificò a braccetto con la malavita sul finire degli anni '90. Sarebbe infatti datato 1999 il “patto” tra CPL e i clan casalesi della provincia di Caserta, descritto minuziosamente nell'ordinanza del Gip Federica Colucci grazie alle rivelazioni dei pentiti.

Proprio sei ex esponenti dei clan casalesi, infatti, hanno fornito ai magistrati gli elementi sufficienti per ordinare le misure cautelari: tra loro la figura più rilevante è quella di Antonio Iovine, che ormai da un anno collabora con la giustizia per ricostruire gli affari dei clan Schiavone e Zagaria.

Gran cerimoniere dell'accordo del '99 sarebbe stato l'imprenditore campano Antonio Piccolo, il quale – secondo quanto riferito da Iovine ai PM – avrebbe introdotto CPL al boss Zagaria. La coop modenese si sarebbe quindi detta disponibile a condurre l'appalto lasciando il lavoro alle ditte locali affiliate alla Camorra, ad eccezione del comune di San Cipriano d'Aversa. “Noi potevamo dare i nomi delle nostre imprese per tutti gli altri comuni, salvo San Cipriano, che era un comune dove questa impresa doveva accontentare un politico di sinistra di San Cipriano, Lorenzo Diana. Era l'unico lavoro che si riservava”, spiega ai giudici un altro collaboratore, Nicola Pagano del clan Schiavone.

Questo primo impianto accusatorio viene poi confermato alla magistratura anche dall'interno di CPL Concordia, attraverso gli interrogatori si Giulio Lancia e Pasquale Matano, da ieri agli arresti domiciliari. I due – responsabile e addetto di cantiere – hanno infatti confessato agli inquirenti l'effettiva esistenza del patto criminale per l'affidamento dei lavori, svelando anche l'aspetto corruttivo. CPL avrebbe infatti versato ai Casalesi una tangente proporzionale alla lunghezza dei metanodotti e pari a 10mila Lire al metro lineare.

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Uno scenario che pare decisamente più grave ed inquietante rispetto al filone d'inchiesta sulla metanizzazione delle isole, dove sono stati finora rilevati “soltanto” fenomeni corruttivi per così dire “tradizionali”. Ma nel caso dell'Agro Aversano, se queste ipotesi dovessero trovare conferma, si prospetterebbe l'interesse diretto di CPL a ricercare e proporre affari alla Camorra.

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