Patenti ritirate e ubriachi al volante: nella bassa il terremoto è anche sulle strade

La Polizia Municipale fa il punto della situazione: nella bassa devono ancora essere ripristinate le regole di normale convivenza. E intanto è boom di guide in stato di ebbrezza

Il bilancio dell'attività dei corpi di Polizia Municipale della provincia fa emergere un dato significativo e preoccupante al tempo stesso. Il numero di patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza nelle zone colpite dal sisma e in molti comuni della bassa modenese è sensibilmente cresciuto dopo il fatidico 20 maggio dello scorso anno. “Delle 206 patenti ritirate nei comuni delle Terre d'Argine (Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano) più di 60 corrispondono a guida in stato di ebbrezza – ha spiegato la comandante dei vigili dell'area Susi Tinti - e per questo tipo di violazione abbiamo riscontrato un vero picco nei mesi in cui il sisma ha colpito le nostre zone”. Più ubriachi al volante quindi, ma sicuramente anche più controlli da parte delle forze dell'ordine, logicamente mobilitate in massa nei giorni del sisma. Un fenomeno che, aldilà del computo matematico, desta qualche allarme sociale.

Situazione critica che emerge anche in un'analisi più ampia dei problemi legati alla circolazione stradale e al rispetto dell'ordine pubblico. A Mirandola, San felice, Finale e Cavezzo, invece, la situazione infatti è ben lontana dal rientrare nella normalità. “È chiaro che con il sisma è cambiato tutto- spiega il comandante Stefano Poma - i parcheggi sono diventati campi per gli sfollati, tante strade sono state chiuse e dunque si è parcheggiato per mesi dove si poteva in deroga a molte regole, così come sono cambiate le abitudini di guida da quando le persone hanno perso punti di riferimento, strade, case e questo ha portato ad un forte mutamento nella gestione dei propri mezzi che ancora lascia i suoi strascichi”.

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Ma da parte della Polizia Municipale vi è un obiettivo chiaro, ovvero quello di abituare di nuovo i cittadini alle normali regole. Occhi puntati soprattutto su Mirandola e sui suoi villaggi prefabbricati, dove oggi vivono oltre 500 famiglie e dove il clima potrebbe diventare più teso in vista della lunga permanenza e del periodo estivo. “Noi monitoriamo la zona per prevenire, anche se siamo sempre gli stessi (58 operatori in tutta l'area) e ora abbiamo due poli di attenzione per ogni Comune, quasi due città da sorvegliare- spiega Poma - quella vecchia e in parte ancora abbandonata e quella nuova, dove la gente vive e dove si sono spostate le attività commerciali”.

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