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Venerdì, 7 Ottobre 2022
Economia

Ceramiche, il costo del gas continua a spaventare e mette a rischio la produzione

Dopo l'allarme lanciato da Confindustria, anche la Cgil si mobilita e chiede di tassare i profitti delle aziende energetiche

La questione energetica ormai ha assunto i contorni della vera emergenza nazionale sotto molto punti di vista. Da diverse settimane assistiamo ad un costante aumento del prezzo nel mercato di riferimento per lo scambio del gas naturale dell’Europa continentale, tanto da superare la soglia di 300 euro/mwh, tendenza che si propone già da ottobre 2021, con un ulteriore recente e ingiustificata impennata dovuta al conflitto in Ucraina

Un problema che riguarderà ogni cittadino, ma anche e soprattutto i settori industriali, su tutti quello ceramico. Nei giorni scorsi Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, aveva rilanciato l'allarme: “Come Paese rischiamo di buttare una grossa fetta del Made in Italy. Quasi tutte le aziende del settore stanno ritardando l'accensione dei forni in attesa di non si sa bene cosa. Siamo andati in ferie con il prezzo del gas a 1,80 euro a metro cubico e a fine agosto è di 2,95 euro. Il portafoglio ordini delle aziende del settore è "ancora discreto, ma come facciamo a fare i prezzi e a produrre? Il costo del gas sta superando i ricavi. Molte aziende rischiano quindi di non riprendere la produzione dopo l'estate. O di presentarsi sui mercati internazionali a prezzi non competitivi.”

Anche la Filctem Cgil Modena esprime forte preoccupazione per la crisi che si sta determinando, in particolare in questo settore, che già registra alcune aziende della provincia posticipare la ripresa produttiva dopo la tradizionale fermata estiva e diverse imprese che stanno avviando procedure di richiesta di esame congiunto per l’attivazione della Cassa integrazione ordinaria.

"Individuare strumenti, come gli ammortizzatori sociali, che salvaguardino posti di lavoro è certamente importante, ma questo non può farci ignorare il rischio che, affidandosi soltanto a questi strumenti, siano proprio i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo più alto di questa crisi, in un contesto che vede l’inflazione schizzare verso l’alto come non accadeva da decenni.  Non possiamo permetterci che i lavoratori e le lavoratrici paghino la crisi energetica due volte", spiega il sindacato.

La sigla attacca: "Le motivazioni di tale spropositato incremento che, rispetto allo stesso periodo del 2021 vede il prezzo del listino del gas naturale moltiplicato di dieci volte, sono sicuramente da attribuire ad un’azione speculativa internazionale. La campagna elettorale e le mancate decisione a livello europeo sul tetto del prezzo del gas non possono giustificare l’attuale immobilismo, che rischia di paralizzare interi settori della manifattura italiana e, soprattutto, colpire direttamente la condizione materiale di migliaia di lavoratori e lavoratrici, già messi a dura prova da una dinamica inflattiva apparentemente fuori controllo. Se non si agisce immediatamente, ad esempio rivedendo la tassazione sugli extra-profitti del settore energetico, il costo sociale dell’attuale crisi rischia di diventare pesantissimo per le famiglie: quest’ultimo aspetto richiama anche le imprese del territorio a un forte senso di responsabilità affinché non scarichino sui lavoratori e sulle lavoratrici il prezzo di questa situazione".

Anche perchè nel distretto sassolese a pagare il prezzo più salato della crisi energetica "rischiano di essere in primo luogo i lavoratori e le loro famiglie. Nel nostro territorio sono numerose le aziende altamente energivore, in primo luogo l’industria ceramica, che vede oltre 15.000 addetti occupati diretti, che salgono a oltre 30.000 se si considera l’indotto".

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