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Economia in ginocchio, lo sguardo dell'Osservatorio provinciale Cgil

Mercati bloccati, lavoro in calo e aumento della precarietà. Il triste ritratto del nostro territorio che emerge dai numeri, per la Cgil necessita di "interventi shock" a livello nazionale

É stato presentato stamane in conferenza stampa il sesto Osservatorio della Cgil su Economia e Lavoro (OEL), realizzato dall’istituto di ricerca Ires Emilia-Romagna, che traccia un'analisi statistica e socio-economica della nostra provincia. Come è forse superfluo sottolineare, il quadro complessivo è segnato in modo profondamente negativo dalla crisi, per la quale non si intravvede attenuazione neppure in questa seconda metà di 2013.

I DATI - L’economia modenese ha avuto nel 2012 un andamento incerto con settori di punta (autoveicoli, alimentare) e settori in difficoltà (commercio e tessile-abbigliamento, ceramico). Al netto degli effetti del terremoto, la situazione nell’industria aveva mostrato un accenno di ripresa nel terzo trimestre del 2012 per poi ricadere a fine anno a livelli simili a quelli del 2009. La produzione manifatturiera ha registrato volumi in calo del -5,6%, mentre il fatturato è diminuito del -3,3%. La quota di fatturato realizzata sui mercati internazionali è aumentata di 6 punti percentuali raggiungendo il 37,9%. Gli ordini interni hanno evidenziato una battuta d’arresto segnando un -6,9%, mentre quelli esteri hanno mantenuto un trend espansivo (+3,5%) anche se meno brillante rispetto ai due anni precedenti.

IMPRESE IN GINOCCHIO - Rispetto al 2011 si evidenzia un deciso aumento della mortalità delle imprese: le cessazioni (4.671 in valore assoluto) hanno registrato un incremento del +10,8%; in contemporanea è emersa una flessione della vitalità imprenditoriale testimoniata dal calo pari al -4,4% delle iscrizioni di nuove imprese (4.697 in valore assoluto). Ciò che appare preoccupante di queste dinamiche è l’estrema fragilità del sistema produttivo provinciale. Solo il 64,3% delle imprese iscritte nel 2009 è risultato ancora attivo nel 2012 e solo il 79% circa delle imprese iscritte nel 2011 era ancora attivo l'anno successivo. In sostanza, una impresa su cinque nuove nate chiude nel breve giro di un anno. Dopo tre anni ne sono sopravvissute poco più della metà. Gli scioglimenti di imprese e le liquidazioni volontarie aperti da gennaio a dicembre 2012 sono stati 1.357, contro i 1.186 dell'anno precedente: l'aumento è stato piuttosto consistente, +14,4%.

SENZA LAVORO - A conferma della difficoltà economica complessiva le dinamiche della cassa integrazione ci riportano a una situazione più complicata dove nel 2012 i lavoratori equivalenti interessati da cassa integrazione sono stati 10.176, nei primi quattro mesi del 2013 tale dato sembra essersi attestato sul valore di 8.862, inferiore a quello dell’anno scorso ma superiore del 15,7% rispetto al 2010. Al netto degli ammortizzatori sociali, impressiona il dato dei lavori “definitivamente persi”, che sono 1922, di cui 942 nel cratere della bassa. Secondo le stime dell'Osservatorio Cgil, per ritornare ad una situazione ante-crisi, parametrata alla crescita della popolazione, occorrerebbe creare ex novo 22.500 posti di lavoro in provincia.

PRECARIETÁ - In questo quadro congiunturale e strutturale i dati ISTAT sull’occupazione, al lordo degli effetti del sisma, appaiono sorprendenti poiché mostrano che gli occupati nel 2012 si sono attestati su un valore di 323.189, in forte crescita rispetto ai 314.850 del 2011. L’aumento di occupati associato a una riduzione dei posti di lavoro indica inequivocabilmente che l’occupazione è molto più precaria. Significa lavoro occasionale o a chiamata.

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