Cultura

Folklore Modenese | I 7 antichi mestieri scomparsi nel tempo

Studiare le professioni di una certa epoca è molto utile per capire come si viveva a quel tempo, così abbiamo riscoperto le tradizioni modenesi legate a sette antichi mestieri scomparsi nel tempo

I tempi cambiano e con loro anche le professioni, e per capire la società modenese anche di soli cinque o sei decenni fa è necessario comprendere quali fossero i mestieri più diffusi. Ecco 8 antichi mestieri diffusi nel modenese fino a settant'anni fa che oggi sono scomparsi: 

L'arrotino / Al mulàtta

Se solitamente si pensa all'arrotino come urlatore della frase "Donne donne è arrivato l'arrotino", in realtà a Modena c'era una frase ancora più tradizionale ovvero "Moletta, Moletta" e da lì il termine dialettale mulàtta. Era uno dei quei lavori itineranti che si facevano lungo le vie delle strade spostandosi ogni giorno in una zona diversa della città o dei borghi rurali. L'arrotino arrivava e attendeva le donne scendere con coltelli da affilare, poi li lavava e li asciugava con degli stracci prima di provarne il taglio, e da quell'esperienza nasce il detto modenese "Ardus'res come un straz da mulàtta" in quanto in poco tempo si usuravano.

Il Calderaio / Al magnan

Era l'artigiano che fabbricava pentole, caldaie e altri oggetti fatti di metallo, in particolare in rame che costava meno e quindi era più diffuso. Era anche questo un lavoro abbastanza itinerante, perché se da un lato il magnam era un lavoro di creazione del prodotto era anche un lavoro di rifinitura e restauro dello stesso. Per tali motivi il calderaio era solito girare anch'egli per le vie della città con un carretto che tirava grazie alla bicicletta, tanto che suscitò la fantasia delle canzoni popolari che dicevano del lavoro del magnan che fosse perfetto per essere pagato sia con soldi che con momenti d'amore.

Il Fabbro / Al Frab

Quello del fabbro è un lavoro che è cambiato molto nel tempo. Si racconta che un tempo la bottega più grande di Modena di fabbri si trovasse in via Castelmaraldo, ovvero quella che unisce piazza Pomposa a via Emilia Centro, e lì' vi fosse un gran numero di artigiani che lavoravano in uno stanzione dalle pareti annerite dal fumo. E come si potevano riconoscere queste botteghe? Oltre alle parete scure, ma quelle per vederle bisognava entrare, al di fuori erano attrezzate per legare i cavalli che sarebbero successivamente stati ferrati.

Il Seggiolaio / Al Scarnèr

Oggi siamo abituati a sedie di pelle o plastica o vetro, ma fino a pochi decenni fa le sedie erano fatte con struttura in legno e la base su cui si sedeva di paglia. Il fatto che fossero utilizzare continuamente nel lavoro, specialmente quello femminile, faceva sì che si rompessero o rovinassero non così di rado. Per questo motivo si chiamava il seggiolaio o per meglio dire il seggiolaio si presentava da loro, perché infatti alcuni seggiolai avevano una bottega specialmente se situati in città, mentre altri erano itinerari, in particolar modo per servire le numerose famiglie di contadini che abitavano in zone distanti dai centri urbani. 

Il Gelataio

Non possiamo dire che questo mestiere sia scomparso, ma il modo di vendere il gelato lo è sicuramente. Infatti fino a pochi decenni fa non c'erano dei punti vendita dediti al consumo di gelato perché il gelataio era un'altra professione itinerante. Per capire la differenza rispetto ad oggi, il gelato si pagava in maniera diversa a seconda del numero di gusti, ma il costo era di 10, 20 o 30 lire, che se paragonati ad oggi un gelato a tre gusti costava 15 centesimi di euro, ma ovviamente questo paragone è sbagliato. Dall'altro non c'erano, per ovvi motivi di spazio, più di quattro o cinque gusti, a volte soltanto tre con gli immancabili cioccolato e fior di latte.

L'impagliatore 

Se il seggiolaio era esperto nella costruzione o restauro delle sedie, l'impagliatore preparava la base di queste. A differenza del seggiolaio che era un più o meno esperto di falegnameria, l'impagliatore era un esperto nel ricamo vero e proprio delle basi su cui si siede, poiché la paglia era attorcigliata e legata in maniera differente a seconda delle dimensioni e del risultato che si voleva ottenere, grazie ad un'erba particolare che in dialetto si chiama "la pavéra".

Il Calzolaio / Al Calzulèr

Anche quello del Calzolaio è un lavoro che ormai è scomparso, ma che un tempo era molto richiesto. Si trattava di una vera e propria arte quella del calzolaio, che a differenza di altri mestieri raccontati in precedenza lavorava per lo più in bottega. Quello che il calzolaio trasmetteva era un'esperienza fondamentale per avere successo, così i calzolai erano maestri di praticanti, giunti in bottega per imparare un mestiere.

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