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Teatro: passione e corruzione in scena con Salome al 'Pavarotti'

E' andata in scena ieri sera, sabato 11 febbraio, e in replica oggi, Salome di Richard Strauss. Buona la direzione di Niksa Bareza e grande il pathos espresso dai protagonisti

In scena ieri sera al Teatro Pavarotti non solo la nota storia della principessa Salome che ottiene la testa del prigioniero Giovanni Battista sfruttando il fascino carnale esercitato su Erode, ma molto, molto di più. Sul palco c'era Freud in persona a mostrarci come una figlia sembri assecondare il desiderio della madre, mossa in realtà dalla propria sete di vendetta e dal proprio capriccio passionale; a raccontarci gli sguardi insistenti di un Erode sudaticcio sulla giovane principessa, pronto a cederle il proprio regno pur di soddisfare la propria libido; a rivelarci l'orrore necrofilo della pazzia che si impadronisce di Salome per essere stata rifiutata dal Battista. Il tema religioso si trova in assoluto secondo piano tanto che il Battista, che pur ci rimette la testa, più che del martire assume il ruolo di un pretesto per mostrare cosa accade nelle stanze del potere, dove si decide della vita e della morte non solo di un prigioniero, ma della morale stessa.

La musica ricca ma discreta di Richard Strauss ha trovato in Niksa Bareza una direzione molto equilibrata, e una grande precisione da parte dei protagonisti, nella cui interpretazione non é certo mancato il pathos che la trama impone. Un nota particolare merita la regia di Manfred Schweigkofler che, senza ricorrere al famoso nudo di Salome proposto qualche anno fa a Roma da Albertazzi, ha miscelato in un unicum assolutamente originale di svariate idee oniriche e reali dell'eccesso: Erode ed Erodiade, presi prestito da Fellini, al comando di guardie mute assai simili a Marines/buttafuori, con una Salome che interpreta la nota danza dei sette veli un po' come Lolita e un po' come una cubista, il tutto durante uno schiuma party arrivato direttamente da Ibiza, che ha reso l'argentea reggia simile ad un locale notturno. Immagini forti, insomma, che hanno catapultato ai giorni nostri una Galilea corrotta in cui il potere, asservito agli istinti umani meno nobili, ha tagliato la testa a qualunque forma di morale.

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