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In Regione firmato un nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima, addio carbone entro il 2050

Cinquantacinque sigle ed enti sottoscrivono con la Regione il Patto che avvia il percorso di ricostruzione e cambiamento. Completa decarbonizzazione entro il 2050 e 100% di energie rinnovabili al 2035, il 3% del Pil regionale in ricerca e Neet sotto il 10%. Investimenti pubblici e privati per quasi 30 miliardi di euro nella legislatura

L'Emilia-Romagna prosegue il progetto di rilancio e sviluppo della regione fondato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica avviato a suo tempo dalla Giunta con il coinvolgimento delle parti sociali. È il Patto per il Lavoro e per il Clima che la Regione Emilia-Romagna sigla con 55 firmatari: enti locali, sindacati, imprese (industria, artigianato, commercio, cooperazione), i quattro atenei regionali (Bologna, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Parma), l’Ufficio scolastico regionale, associazioni ambientaliste (Legambiente, Rete Comuni Rifiuti Zero), Terzo settore e volontariato, professioni, Camere di commercio e banche (Abi).

Gli Obiettivi del Patto

Il Patto per il Lavoro e per il Clima prevede quattro obiettivi strategici da raggiungere: Emilia-Romagna regione della conoscenza e dei saperi; regione della transizione ecologica; regione dei diritti e dei doveri; del lavoro, delle imprese e delle opportunità. E individua quattro processi trasversali:trasformazione digitale; Patto per la semplificazione; promozione della legalità; partecipazione.

Obiettivi strategici e processi trasversali saranno perseguiti a partire da alcune scelte di fondo:  dare priorità alle persone, in particolare ai giovani e alle donne; intraprendere una transizione ecologica giusta, che crei nuove imprese e nuovo lavoro, aggiornando le professionalità di chi  lavora per tutelarne e salvaguardarne l’occupazione; rimettere  al centro il valore dell’impresa, dalle piccole alle più grandi, e del pluralismo imprenditoriale e diffuso, a partire dalla cooperazione e dal lavoro sociale; orientare la rivoluzione digitale verso un nuovo umanesimo perché l’evoluzione della tecnologia  sia un diritto di tutte e tutti; assegnare una nuova centralità al welfare come strumento di equità sociale;  attribuire un nuovo protagonismo alle città, e con esse agli atenei, per un progetto di sviluppo che abbia un ancoraggio più forte  nei territori.

Dagli obiettivi strategici e dai processi trasversali derivano impegni concreti che andranno realizzati. Eccone alcuni, per l’Emilia-Romagna, fra quelli indicati nel Patto.

Percorso per la decarbonizzazione prima del 2050, passaggio al 100% di energie rinnovabili entro il 2035 e accelerazione del superamento delle plastiche monouso. Sostegno a una nuova mobilità sostenibile e intermodale rafforzando le reti del trasporto pubblico, 1000 km di nuove piste ciclabili, traffico motorizzato privato ridotto di almeno il 20% entro il 2025, mobilità privata verso “emissioni zero” anche attraverso l’istallazione di 2.500 punti di ricarica elettrica entro il 2025. Nuova legge regionale per il Clima. Riforestazione per 4,5 milioni di nuovi alberi. Riduzione del valore dei rifiuti non riciclati almeno a 110 kg pro-capite, con ancora più raccolta differenziata (80% al 2025). Filiera corta, agricoltura biologica e produzione integrata per oltre il 45% della superficie agricola utilizzata (Sau) entro il 2030.

E ancora: il 3% del Pil regionale investito in ricerca; la quota dei Neet (i giovani che non lavorano e non studiano) sotto la soglia del 10%; attrarre studenti e incentivarli a restare, anche col rientro di talenti.

Centralità della sanità pubblica, che si è dimostrata fondamentale nella lotta al virus, puntando ancor più sulla medicina del territorio e la telemedicina, sistema di welfare integrato di prossimità, sempre più inclusivo e partecipato (innovazione sociale, nuova occupazione, sinergie col Terzo settore, lavoro sociale qualificato).

Rete dei servizi educativi e delle scuole per l'infanzia (0-6) più forte, con l’accesso garantito a tutte le bambine e i bambini, abbattendo progressivamente liste d’attesa e costo a carico delle famiglie.

Piano pluriennale di prevenzione del dissesto idrogeologico e di difesa della Costa.

Rafforzamento della Rete Alta Tecnologia e dell’Emilia-Romagna Data Valley bene pubblico. Dotare il territorio regionale di infrastrutture per la mobilità e la connettività.

Difesa dei posti di lavoro, nuova politica fiscale – improntata alla progressività, alla giustizia sociale e al recupero dell’elusione e dell’evasione – e costante valorizzazione della contrattazione collettiva tra le parti sociali.

Emilia-Romagna come capitale dell’industria culturale e creativa, arti che si rinnovano grazie alle tecnologie, che si aprono a un nuovo pubblico, che rigenerano il patrimonio storico e le periferie e che attraggono giovani, sfidando le grandi realtà europee.

L’opportunità di accedere a risorse straordinarie e la necessità di investirle in tempi rapidi per rimettere in moto l’economia e la società richiedono un cambio di passo nel rapporto tra Pubblica amministrazione, cittadini e imprese. Politiche e investimenti saranno supportati da un processo di semplificazione per ridurre la burocrazia e innovare la Pubblica amministrazione stessa. Non una deregolamentazione, ma un innalzamento del livello della legalità, dei diritti e della giustizia sociale, anche a fronte dei rischi crescenti di infiltrazioni criminali e mafiose.

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