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Comparti residenziali bloccati dal Comune, parte il ricorso al Tar dei costruttori

CNA Modena rende note le proprie posizoni rispetto alle anticipazioni sui nuovi insediamenti: usati due pesi e due misure, a rischio la sopravvivenza delle imprese. Già presentato un ricorso al Tar sull'area di via Fratelli Rosselli

“Siamo rimasti fortemente stupiti dalle dichiarazioni dell’Amministrazione sulle nuove urbanizzazioni residenziali nel Comune di Modena, dichiarazioni che hanno anticipato la non ammissibilità di alcuni interventi. In particolare, di due proposte, quelle di via Fratelli Rosselli e via della Pietra”. È cominciata così la conferenza stampa tenutasi oggi (venerdì 14 dicembre) alla CNA di Modena per fare il punto sulle politiche urbanistiche residenziali che saranno definite nel consiglio comunale di lunedì prossimo 17 dicembre. A parlarne, Alberto Papotti, segretario di CNA Modena, Mauro Galavotti, direttore del CME, il consorzio di imprese che avrebbe dovuto realizzare i due insediamenti, e l’imprenditore Giovanni Neri.

“Innanzitutto, occorre evidenziare – ha sottolineato Papotti – come si tratti di due interventi già previsti e approvati ben prima della entrata in vigore della Nuova Legge Urbanistica, e per questo esclusi dall’applicazione dell’avviso pubblico. Sulla base di questa evidente considerazione, relativamente a via Rosselli abbiamo già posto la questione al TAR”.

Ma per l'associazione di categoria è evidente una questione di violazione dei diritti acquisiti: “Nel giro di 14 anni – ha osservato Mauro Galavotti – un lasso di tempo che dimostra quanto siano lunghe le procedure autorizzative, le nostre imprese hanno già speso qualcosa come venti milioni di euro tra costi per terreni acquistati come edificabili e pagati come tali (non, come invece si dice, come terreni agricoli), ICI e IMU, interessi finanziari. Ebbene, oggi queste stesse imprese, e le piccole aziende che costituiscono la filiera di queste ultime, rischiano di vedere vanificati i loro investimenti, mettendo così a repentaglio la loro sopravvivenza. Imprese che erano pronte ad investire diversi milioni di euro per realizzare gli interventi al solo scopo di rientrare dagli investimenti non sicuramente per guadagnare sugli interventi”. Un bel regalo di Natale, insomma.

Consapevoli delle difficoltà dell’Amministrazione, le imprese, nel settembre del 2018, avevano peraltro manifestato la disponibilità a dimezzare la portata degli interventi, portando a 170 gli appartamenti di via Rosselli (rispetto ai precedenti 336, 171 di questi in edilizia libera e 165 in edilizia convenzionata, suddivisa tra affitti e acquisti), e 80 in via della Pietra (220 in meno rispetto alla dimensione complessiva dell’insediamento) tutti in regime di PEEP. Inoltre, c’era la disponibilità di intervenire finanziariamente per permettere al Comune di rientrare rispetto alla imposta Iva, e a realizzare altre opere compensative.

“Rispetto al comparto di via Rosselli – ribadisce Galavotti – va specificato che non si è trattato di una scommessa: i terreni sono stati acquistati già edificabili nel 2004 sulla base di un Piano Regolatore ed un Piano Particolareggiato approvati. Ora ci viene detto che si è trattato di uno scherzo. A proposito di via della Pietra, osserviamo che si tratta del primo caso, nella storia della nostra città, in cui il Comune rinuncia ad un insediamento PEEP, ovvero ad un intervento di edilizia sociale, che invece rappresenta la giustificazione alla realizzazione del comparto di via Morane. Credo che si tratti di un fatto di gravità inaudita”.

“Per questo – conclude Papotti – ci sentiamo di rivolgere un invito ai consiglieri comunali che lunedì prossimo saranno chiamati a votare il piano urbanistico residenziale del Comune: un voto che non deve essere una scelta ideologica (alla stregua di quella sul Piano Aria, ad esempio), ma che tenga conto dei diritti acquisiti. Noi riteniamo che le micro e piccole imprese, oggi come in passato, rappresentino un elemento fondamentale per il benessere diffuso e la tenuta del sistema sociale modenese, ad esempio in termini di integrazione. Metterne in discussione la loro stessa esistenza, come in questo caso, sarebbe davvero poco lungimirante”.

“In caso di approvazione in sede di Consiglio, valuteremo successivamente come comportarci, senza escludere nessuna ipotesi, compresa ovviamente quella legale”, chiosa Galavotti.

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