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Argine del Panaro come "gruviera", tante le tane di animali mai chiuse

Un sopralluogo dell'attivista ambientale Sabina Piccinini rivela un tratto di terrapieno a Finale Emilia crivellato di buchi e tunnel. "Sono segnalate da tempo, ma nessuno fa nulla. Vogliamo aspettare un altro crollo?"

"L’argine del Panaro crivellato da tane di animali, segnalate da tempo, in modo evidente, con paletti ben visibili dalla sommità dell’argine stesso. Nessuno però fa nulla". È questa la denuncia di Sabina Piccinini, consigliere comunale a San Cesario e nota ambientalista, che nei giorni scorsi si è spostata nel territorio di Finale Emilia per un sopralluogo lungo gli argini del fiume, che in questi giorni ha conosciuto nuove ondate di piena per il maltempo.

La consigliere mostra diverse tane che si addentrano in profondità, andando ad indebolire l’argine: "Torna alla mente l’alluvione della bassa modenese del Gennaio 2014, quando un sistema articolato di tane fece collassare l’argine del Secchia. Anche allora, le tane stavano lì da diversi anni, ripetutamente segnalate. Chi di dovere, sta vigilando gli argini? Perché non si interviene a sistemarli? Gli animali possono divenire la causa del crollo di un argine, ma non hanno colpa. Non loro dovranno risarcire o rispondere di eventuali danni perchè il problema non sono le tane, ma il fatto che stiano li, segnalate da tempo, ma nessuno fa nulla. Di chi è dunque la colpa? Degli animali che in quelle tane si riparano? O di chi dovrebbe vigilare e fare manutenzione?" tana-2

Una serie di questiti più che legittimi, quelli sollevati dalla Piccinini, che riaccendono una polemica sugli interventi di manutenzione degli argini. Se la Procura, a quasi tre anni dai fatti disastrosi di San Matteo, non ha ancora chiuso l'inchiesta, in questi mesi i lavori si sono susseguiti lungo tutto il reticolo idrografico modenese. Ma una completa stabilità del sistema degli argini non è obbiettivo facile da raggiungere.

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"Se è vero che per Aipo le risorse sono poche, che la manutenzione degli alvei fluviali è impegnativa con cento chilometri di asta dall’Appennino al bacino del Po, si coinvolgano, per la vigilanza ed eventualmente per gli interventi di manutenzione ordinaria, soggetti privati quali, ad esempio, gli agricoltori. Cosa ci vuole a rimuovere gli animali ed a chiudere le tane? - suggerisce quindi Piccinini - Quasi due anni sono passati dall’alluvione della bassa, i cittadini sono stati rimborsati e finita lì, non se ne parla più. Tutto è tornato come prima. Anche la manutenzione degli argini, purtroppo". 

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