Attualità

BloodArtists, le vite dei pazienti diventano murales

Una campagna di street art che punta alla sensibilizzazione sulle patologie e sulla donazione

Un fiore come simbolo del dono, un abbraccio tra donne incontratesi a causa della malattia, il viaggio di un ragazzo partito dall'Africa che ha trovato la possibilità di essere curato. Sono alcune delle immagini comparse sui muri di Modena per la seconda tappa della campagna nazionale BloodArtists, promossa per diffondere la conoscenza sull'anemia falciforme, la talassemia e l'importanza della donazione del sangue. Le vere storie di pazienti di Modena, Ravenna e Ferrara sono diventate murales con l'obiettivo di "sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni nell'essere vicine a questi pazienti", afferma in conferenza stampa Luigi Boano, general manager di Novartis oncology Italia.

"Stiamo vivendo un momento difficile ma sicuramente ne usciremo e quindi dobbiamo focalizzarci ancora più sul fatto di essere vicini a questi pazienti e fare in modo che, con le loro famiglie, siano integrati totalmente nel tessuto sociale", aggiunge il manager di Novartis, che promuove la campagna insieme ad Avis, Fondazione italiana "Leonardo Giambrone" e Uniamo con il patrocinio del Comune di Modena, dell'Associazione sostegno ematologia oncologia pediatrica (Aseop) di Modena, dell'Associazione per la lotta alla talassemia (Alt) "Rino Vullo" di Ferrara e dell'Associazione emofilici e talassemici "Vincenzo Russo Serdoz" di Ravenna. 

"L'anemia falciforme è una delle malattie rare che sta diventando più frequente e quindi è meno rara di quel che si pensa e molto complessa", spiega Antonello Pietrangelo, responsabile della Medicina interna del Policlinico modenese: per affrontarla serve un approccio "multidisciplinare", quindi sono "numerosi i medici che devono essere coordinati e soprattutto la presa in carico vuol dire che i pazienti vanno gestiti nel tempo per evitare complicanze". Ereditaria come l'anemia falciforme è anche la talassemia, spiega sempre Pietrangelo: "Prima noi medici dell'età adulta non vedevamo casi perchè la speranza di vita era molto ridotta, oggi abbiamo una popolazione di pazienti adulti grazie ai trattamenti e alle donazioni di sangue". 

Lorenzo Iughetti, direttore del Dipartimento materno-infantile del Policlinico, sottolinea in particolare i rischi legati all'anemia falciforme: "L'ictus nel bambino è un evento eccezionale, ma non per questi pazienti". Per sensibilizzare la popolazione, dunque, BloodArtists punta sulla street art: ovvero "un tratto distintivo dell'ecosistema culturale della città visto che Modena vanta una tradizione ultradecennale su questo linguaggio artistico e culturale", sottolinea l'assessore comunale alla Cultura, Andrea Bortolamasi.
"Gli interventi presentati oggi entrano appieno in questo filone, rimarcando il ruolo che la cultura può avere nella diffusione della consapevolezza ma anche nel fare informazione a sensibilizzare correttamente la popolazione", aggiunge l'assessore. 

Nel tempo i writers "hanno capito che con questa forma d'arte si possono comunicare messaggi importanti", aggiunge Alessandro Mantovani, curatore dei murales realizzati sulla palestra comunale di via Valli e sulla palestra del Cus di via Campi da Alessandro Conti (Etsom), Davide Nicoli (Tackle Zero) e Andrea Marrapodi (Kiv). I writers "hanno partecipato invogliati dal fatto di raccontare le storie di pazienti, qualcosa di vero e reale. Questa è la forza della street art", sottolinea Mantovani, spiegando che i pazienti "hanno dato i loro input agli artisti e hanno raccontato loro cosa avrebbero avuto piacere di vedere rappresentato sui muri": così, in soli due giorni di lavoro, sono venute fuori "opere di alta qualità".

(DIRE)

In Evidenza

Potrebbe interessarti

BloodArtists, le vite dei pazienti diventano murales

ModenaToday è in caricamento