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Addio al collega Antonio Ramenghi, fu direttore della Gazzetta di Modena

Aveva 72 anni, lascia una moglie e due figli. Il ricordo della politica e dei colleghi

“Sono profondamente colpito dalla scomparsa di Antonio Ramenghi, un ottimo giornalista, un professionista scrupoloso e impeccabile, oltre che un galantuomo d’altri tempi”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, appresa la notizia della morte di Ramenghi. Classe 1946, iscritto all'albo professionisti dal 1974, Ramenghi aveva collaborato con diverse testate locali emiliane e venete, dirigendo anche la sezione economia de La Repubblica. 

Ramenghi lascia una moglie e due figli, ai quali stanno arrivando in queste ore attestati di vicinanza e affetto.  “Con lui scompare un pezzo del miglior giornalismo espresso dalla nostra terra -conclude Bonaccini- fatto di senso di responsabilità, un vero esempio per i tanti giornalisti che a lui hanno guardato e da lui imparato. Il suo ultimo impegno, dedicato alla difesa della Costituzione italiana, dà la misura delle sue capacità e delle radici su cui ha basato il proprio mestiere".

L’Associazione stampa modenese porge le condoglianze ai familiari e saluta Antonio Ramenghi, che ha ricoperto anche l’incarico di direttore della Gazzetta di Modena tra il gennaio 2011 e il marzo 2012. Già all’inizio della sua carriera, negli anni Settanta, aveva lavorato al Foglio di Bologna e Modena, per poi arrivare a Repubblica e alla vicedirezione dell’Espresso.

Chiunque abbia avuto il privilegio di lavorare con lui lo definisce un maestro di giornalismo per il rigore, l’onestà e l’acuta intelligenza che metteva nella professione, insieme a una sincera passione per il mestiere e all’impegno civile a difesa dei principi costituzionali.

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