Report dell'Ispettorato, Emilia Romagna sul podio del lavoro irregolare

Non si fa attendere la reazione dell Cgil ai dati emersi dall'ultimo report annuale dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Spaventa ciò che potrebbe accadere nella fase post-virus

Insorge la Cgil in seguito alla pubblicazione del report annuale dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, che evidenzia per l'anno 2019 una diffusione di "fenomenologie/patologie, dal lavoro sommerso e irregolare ad altre forme illecite, peggiorative della condizione dei lavoratori e turbative del corretto mercato del lavoro"  e un parallelo calo del personale ispettivo in una percentuale del 9,6%.

La statistica vede l'Emilia Romagna seconda solo alla Lombardia per numero di lavoratori irregolari riscontrati (10.351), e il sindacato sottolinea come dal conteggio siano "esclusi gravi illeciti "amministrativi", quali: non rispetto dei minimi salariali, assegni familiari, mancate denunce di infortuni sul lavoro". Per quanto riguarda il lavoro nero invece, la nostra regione si colloca al sesto posto, dopo Campania, Puglia, Lombardia, Lazio e Toscana con 2427 sanzioni. La polemica di Cgil continua nell'evidenziare come dai dati del report emerga il "crescente utilizzo scorretto, evasivo e fraudolento dei contratti naziuonali di lavoro [...] con lo sconcertante "primato" è delle società private di "sanità ed assistenza sociale"", per poi denunciare senza mezzi termini il fenomeno del caporalato, ancora presente in Emilia Romagna: "il Report non cita i dati nelle regioni, ma ci bastano le scandalose notizie che, proprio in questi giorni, hanno scosso le province di Forlì-Cesena. E' un fronte infuocato per l'attività dura e non facile, di alcune nostre categorie sindacali, tant'è che il Report certifica un picco del 189% rispetto al 2018, nel numero dei deferimenti giudiziari ed arresti". 

Secondo il sindacato, non indifferente sarà l'impatto che l'attuale emergenza socio-economico-sanitaria avrà sul mondo del lavoro, e consistente sarà il rischio che le presenze malavitose nel tessuto produttivo si moltiplichino. Per questo motivo, Cgil conclude lanciando un monito: "Le "Fasi 2 e 3" di fuoriuscita dovranno tenere fari ben accesi contro le troppe forme di lavoro irregolare. Gli attuali 707 mila lavoratori emilianoromagnoli fermi per l'emergenza, per stare ai fatti attuali,vivono in un tessuto lavorativo che è tanto viroso e che dovrà essere strettamente affrontato e curato da tutti i soggetti sociali regionali, a partire dai componenti attivi del "Patto per il Lavoro"".


 

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