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Tumori. Riconoscimento alla Breast Unit dell’Ausl come migliore performance tra i centri interaziendali d’Italia

Dopo la conferma della certificazione EUSOMA, la valutazione d’eccellenza nel Rapporto Oasi 2020 di CERGAS-Bocconi: l’Unità dell’Ospedale Ramazzini di Carpi citata come esempio virtuoso

Nella lotta contro il tumore al seno Modena continua a fare egregiamente la sua parte, con riconoscimenti a livello nazionale e non solo.

L’ultimo arriva dal “Rapporto Oasi 2020 - Osservatorio sulle Aziende e sul sistema sanitario Italiano”, redatto dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) della SDA Bocconi School of Management, che inserisce la Breast Unit dell’Azienda USL di Modena in vetta alla classifica per la migliore performance generale tra i centri di Senologia interaziendali presenti in Italia.

VIDEO |  Riconoscimento per la Breast Unit. Lazzaretti: "Un team unito con il paziente al centro"

Lo studio, pubblicato di recente, ha fatto il punto sui modelli e sistemi di gestione delle Breast Unit italiane, citando quattro esempi virtuosi tra cui quello del Centro modenese, strutturato all’interno dell’Ospedale Ramazzini di Carpi.

Una citazione prestigiosa per l’Unità diretta dalla dottoressa Maria Grazia Lazzaretti, che segue quella del 2019, quando era arrivata la certificazione dell’European Society of Breast Cancer Specialists (EUSOMA), il più alto organismo scientifico europeo che si occupa di tumore al seno. Certificazione che è stata verificata positivamente nel luglio 2020 e che sarà rianalizzata nei prossimi giorni, a sottolineare la scrupolosità del monitoraggio attraverso il quale vengono valutati regolarmente i requisiti per potersi fregiare dell’importante certificazione, a oggi concessa a 20 centri in tutta Italia su un totale di 190.

Con il “Rapporto Oasi 2020”, i ricercatori del CERGAS hanno ribadito l’eccellente lavoro svolto dal team multidisciplinare del Ramazzini, composto da medici chirurghi, oncologi, radiologi, anatomopatologi, radioterapisti e infermieri case manager.  Lo studio si sofferma sull’elevata integrazione tra le due Breast Unit modenesi (quella dell’Ausl appunto e quella in capo all’Azienda Ospedaliero-Universitaria), indicando come punto di forza l’approccio multidisciplinare e quindi la possibilità per la donna di avvalersi della consulenza di diversi specialisti all’interno dello stesso processo diagnostico-terapeutico.

Sin dalla prima visita presso la Breast Unit del Ramazzini, infatti, sono presenti oncologo, chirurgo e radiologo che ha effettuato lo screening, oltre che la figura infermieristica di case manager, fondamentale per orientare la donna tra i vari servizi, non solo di tipo clinico ma anche di supporto psicologico.

“La Breast Unit di Carpi – si legge nel Rapporto Oasi – rappresenta un modello interessante di unità di patologia che rispetta i requisiti nazionali e quelli Eusoma pur avendo una ampia distribuzione dei servizi nella sua rete di offerta e acquisendone altri attraverso collaborazioni stabili con l’AOU di Modena. […] Le due Unità Operative sono collegate tra loro attraverso forme di coordinamento funzionale che hanno specializzato le strutture di offerta in specifiche fasi o attività del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale interaziendale”.

Altra componente di grande valore citata nello studio è quella rappresentata dal volontariato, “che offre spazi fisici per attività di educazione e supporto psicologico alle pazienti svolte dai professionisti dell’Ausl, o mette a disposizione servizi di trasporto; inoltre, mensilmente vengono organizzati degli incontri informativi con le pazienti”.

Anche gli indicatori di accesso e di trattamento primario e adiuvante raccolti dalla Regione Emilia-Romagna confermano la qualità dell’attività della Breast Unit dell’Ausl di Modena, che presenta un ottimo tasso di interventi conservativi (oltre l’80%) e una ridotta percentuale di reinterventi entro 3 mesi.

L’emergenza Covid ha sicuramente influito sulla nostra attività – sottolinea la dottoressa Lazzaretti – ma siamo riusciti a ottenere buoni risultati, anche grazie alla disponibilità degli operatori. Nel 2020 abbiamo effettuato 148 interventi chirurgici sui primi nuovi casi di tumore, in leggero calo rispetto all’anno precedente per effetto della chiusura delle sale operatorie a causa del Covid, ma sono aumentate le nuove prime visite (230) e le sedute di terapie sistemiche. La menzione nel Rapporto Oasi 2020 ci inorgoglisce, anche perché mette in luce gli sforzi di coordinamento e comunicazione tra le équipe dei due centri senologici modenesi, tutti indirizzati a garantire la migliore assistenza possibile per le donne. Lavorare in una Breast Unit interaziendale è più difficile, ma i risultati ci stanno dando ragione”.

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