Cronaca

Un pool di professionisti per le bancarotte fraudolente, 10 arresti nell'operazione Trust

L'indagine della Squadra Mobile di Modena ha fatto luce sui fallimenti di alcune società, individuando prestanome e menti di una associazione a delinquere che avrebbe permesso di distrarre i beni di diverse imprese in crisi

Un'indagine molto articolata che viene a lontano. Era infatti il 2016 quando gli investigatori della Squadra Mobile di Modena, coordinati dalla Procura della Repubblica, gettavano le basi di quella che oggi è stata rea nota come inchiesta “Trust” su un imponente caso di bancarotta fraudolenta. Cinque anni fa la Polizia ebbe evidenza di un colloquio fra un ex avvocato modenese – già noto alle cronache per numerosi guai giudiziari, tra cui tentate estorsioni e frode fiscale, che gli sono costati la radiazione – e quattro cittadini bulgari, che di lì a poco avrebbero dato vita a quattro società a dir poco sospette, con sede presso l'abitazione del professionista.

Da quel 2016 molta acqua è passata sotto i ponti e gli agenti della Squadra Mobile modenese hanno lavorato incessantemente per ricostruire un intricato flusso di beni societari fra l'Italia e la Bulgaria, scoperchiando un vero e proprio vaso di Pandora. Gli inquirenti hanno infatti individuato una vera e propria organizzazione che forniva i propri “servizi” ad aziende in crisi, in modo tale da spogliarle di ogni bene prima dell'inevitabile fallimento.

VIDEO | Bancarotta e riciclaggio, sgominata associazione a delinquere del modenese

Questa mattina all'alba i poliziotti hanno dato esecuzione ad una ordinanza cautelare emessa dal G.L.P. presso il Tribunale di Modena nei confronti di 10 indagati (nove sottoposti alla misura degli arresti domiciliari ed uno a quella della custodia in carcere) tutti ritenuti partecipi dell'associazione con base operativa a Modena: i reati contestati sono quelli di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, auto-riciclaggio, falso in atti pubblici ed attestazioni, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Oltre all'ex avvocato, ritenuto la mente dell'organizzazione e già detenuto in carcere, sono scattati gli arresti domiciliari per un altro avvocato modenese, un notaio di Modena, un ingegnere di Bologna e due commercialisti (uno di Modena e l'altro di Milano), nonché di quattro prestanome utilizzati stabilmente sia per subentrare agli imprenditori nell'amministrazione delle società in crisi, sia quali legali rappresentanti di nuove società appositamente costituite per acquisire i beni ceduti o per trasferire all'estero i patrimoni distratti.

Sono circa una ventina le aziende coinvolte nell'inchiesta e ovviamente risultano indagati anche gli imprenditori che si sono rivolti ai professionisti per organizzare le frodi. Frodi che avvenivano secondo metodi alquanto articolati, volutamente complessi per nascondere le tracce dei beni e dei flussi finanziari che si tentava di recuperare illecitamente, sottraendoli cioè ai creditori che ne avrebbe potuto beneficiare a seguito delle procedure concordatarie.

L'ex avvocato ed i suoi collaboratori, col pretesto di salvare le imprese, presentavano proposte di concordato strumentali, al solo di fine posticipare la doverosa dichiarazione di fallimento delle società coinvolte; nel frattempo, le residue risorse finanziarie delle società venivano sottratte ai creditori attraverso la sistematica emissione di fatture per importi spropositati da parte dei professionisti del gruppo o delle società da loro controllate, oppure mediante contratti di affitto e/o cessione di azienda il cui unico fine era quello di sottrarre le residue attività ai creditori societari. Ne conseguiva che alla fine di questi artifici le società si presentavano come "scatole vuote".

Al contempo, sempre grazie alla complessa rete societaria gestita dal gruppo, le risorse cosi distratte ai creditori venivano reimpiegate in attività finanziarie gestite dall'ex avvocato e dai suoi complici all'estero, ed in particolare in Bulgaria. Ciò anche grazie all'utilizzo di atti di cui veniva falsificata la datazione (contratti preliminari di compravendita, fatture, contratti di locazione commerciale, mandati a vendere, contratti di affitto di azienda) mediante l'utilizzo di un sigillo contraffatto con l'impronta riferibile all'Ufficio Postale di Surmaga, piccola frazione del Comune di Portogruaro (Venezia).

L'operazione di polizia giudiziaria è stata denominata Trust in quanto uno degli strumenti utilizzati dagli indagati per mettere al riparo i beni di alcuni imprenditori è consistito nell'istituzione di Trust gestiti da società bulgare, che gestivano importanti flussi di denaro. Si stima che le cifre riciclate possano aggirarsi su alcune decine di milioni di euro.

Commentando la conclusione dell'inchiesta, sia il Procuratore Luca Masini che il Questore Maurizio Agricola hanno sottolineato il lavoro particolarmente complesso e “certosino” della Squadra Mobile, per altro impegnata per anni su fattispecie di reato e dinamiche criminali che solitamente non sono di sua stretta competenza. L'indagine ha infatti comportato l'analisi di migliaia di documenti relativi alle procedure fallimentari, ma anche di flussi finanziari, intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di pedinamento, perquisizioni e sequestri e consulenza tecnica, analisi della corrispondenza memorizzata sui computer. La vera difficoltà, come ha sottolineato anche il Pm titolare dell'inchiesta, Francesca Graziano, è stata quella di dare un senso ad una lunga lista di operazioni che si presentavano come perfettamente regolari, ma che solo una volta messe a sistema hanno mostrato il quadro complessivo smascherando l'organizzazione criminale.

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