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Cronaca Sassuolo

Bullismo a Sassuolo, studente aggredito all’ingresso della scuola

Dalle botte alla denuncia, nella difficoltà del ritorno in classe. “Nessuno dovrebbe trovarsi in una situazione simile”

È il giorno della Festa di Carnevale e Giulio (nome di fantasia, ndr) sta camminando verso la sua scuola, a Sassuolo, vacillando sotto il peso dello zaino e delle borse dalle quali sguscia fuori un lembo del travestimento. A pochi metri dall’ingresso, viene aggredito da un compagno di classe, che lo strattona per poi sferrargli tre pugni decisi, tutti diretti al volto. Giulio non reagisce: non ne ha il tempo, né le forze, e forse nemmeno la volontà. È successo tutto in pochi secondi, senza motivo, senza alcun avvertimento.

O meglio, un avvertimento c’era stato: il giorno prima, il compagno di banco gli aveva detto che lo avrebbe picchiato “perché non gli portava rispetto”, ma Giulio pensava fosse soltanto un brutto scherzo. Ad osservare con occhi increduli il compimento della minacciosa profezia, a pochi metri dall'ingresso della scuola media sui cui banchi avrebbero dovuto sedersi di lì a poco, un amico dei due. La campanella suona e il 14enne entra in classe, evidentemente sotto shock. Viene soccorso dalle insegnanti della prima ora, mentre i lividi iniziano a comparire sul suo viso.

I genitori vengono avvertiti un paio d’ore dopo: saranno loro a condurre il figlio al pronto soccorso, dal quale sarà dimesso con due settimane di prognosi. Gli stessi avvertiranno anche i Carabinieri, ai quali presenteranno una denuncia per l’accaduto.

Passano i giorni, gli ematomi si riassorbono, Giulio rientra a scuola. A testimoniare l'aggressione oggi, è rimasta solo la sua riluttanza nel varcare la porta dell'istituto, che sembra aumentare ogni giorno che passa. Solo chi conosce l'accaduto riesce a spiegarsi il suo comportamento, ma non sono in tanti a poter vantare questa sensibilità: a scuola, infatti, tutto è passato sotto traccia. L'aggressore ha scontato appena un giorno di sospensione.

Una riflessione sull'importanza rivestita dalla scuola, pubblica o privata che sia, sorge sopontanea. La riservatezza dei minori deve certamente essere tutelata, ma al contempo è diritto degli altri giovani studenti e delle loro famiglie essere messi a conoscenza di situazioni come queste. Lasciare che i racconti passino di bocca in bocca senza l’apposizione di un filtro che dovrebbe garantirne la veridicità, non fa altro che alimentare malelingue. Inoltre, il silenzio porta con sé l’implicita volontà di minimizzare un fatto che, al contrario, sarebbe importante conoscere.

E' solo conoscendo la violenza infatti, che la si riesce a riconoscere e a combattere: non è possibile correre il rischio che fatti come questi vengano interiorizzati dagli adolescenti e catalogati come ignorabili. L’educazione civica comprende anche questo: educare al rispetto, al rifiuto della violenza in ogni sua forma, alla responsabilità e al perdono. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza di quanto ogni singolo atto di bullismo possa procurare cicatrici permanenti, non tanto nel corpo quanto nella psiche; e alla luce di ciò, informare diventa un dovere civico, oltre che morale. 

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