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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca Sacca / Viale Alessandro Lamarmora

Cie, promesse non mantenute: sciopero il 25 gennaio

Il Consorzio 'L'Oasi', che gestisce il centro, non ha pagato le retribuzioni di novembre nè la tredicesima e tutto fa pensare che verranno meno anche agli stipendi di dicembre

Torniamo a parlare ancora una volta del CIE, dei suoi lavoratori e degli stipendi che non arrivano mai. Ed ecco, dunque, l’ennesimo sciopero, indetto stavolta per il 25 gennaio, proclamato dal sindacato di categoria che rappresenta questi lavoratori, la Funzione Pubblica/Cgil. Il Consorzio L'Oasi, che gestisce il centro, non ha pagato le retribuzioni di novembre nè la tredicesima e tutto fa pensare che verrà meno anche agli stipendi di dicembre.

Le acque si erano calmate quando con i primi malcontenti, i lavoratori avevano ottenuto due mensilità arretrate, revocando lo sciopero del 10 dicembre. E’ durato davvero poco l’armistizio, i ritardi sono tornati e il Sindacato non ci sta. Nuovo stato di agitazione: “Oramai commentiamo una vicenda cronica – afferma Fabio De Santis della FP/Cgil – che non può, per questo, essere tollerata. Crediamo che sia arrivato il momento che la Prefettura intervenga decisamente sulla questione. Vorremmo capire se tutta la durata della gestione debba svolgersi in questi termini, dentro una situazione caotica, per un servizio già interessato da tensioni tipiche”. La FP/Cgil sottolinea “la richiesta di pagamento diretto da parte del Committente, sulla base del art. 1676 del Codice civile; la revoca formale dell'appalto, con conseguente riformulazione del capitolato, con criteri economici e normativi garanti del lavoro”.

“Lo sciopero del 25 gennaio assume, a questo punto, un significato più ampio – aggiunge De Santis – in quanto sostiene la richiesta di riscrittura del capitolato e di una nuova gara di appalto, e sollecita la responsabilità solidale da parte del Committente. Non riteniamo possibile proseguire per tutta la durata dell'appalto in una tale condizione, dove i lavoratori devono essere in stato di agitazione permanente per potere ricevere le retribuzioni. Un clima esasperato non giova a nessuno”.

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