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Cronaca

Responsabilità dell'alluvione, la Lav scagiona gli animali selvatici

Alla luce della ricerca Unimore che sarà presentata a San Francisco, la Lega Anti Vivisezione ribalta il punto di vista e spiega: "Le responsabilità vanno ricercate nell'assenza di manutenzione e nella mala gestione dei fondi ad essa dedicati"

Lo studio pubblicato pochi giorni fa, firmato dal prof. Stefano Orlandini e dal dott. Giovanni Moretti del Dipartimento di Ingegneria di Unimore e dal prof. John Albertson della Cornell University di New York (USA), collaboratore abituale nel gruppo di ricerca di idrologia e costruzioni Idrauliche di Unimore, conclude indicando nella “gestione della fauna selvatica e della sua interazione con le opere idrauliche di difesa” un campo di intervento fondamentale per evitare futuri disastri. Una valutazione che non va assolutamente bene agli esponenti della Lav, che insorgono.

“Cambiano le specie animali additate ma non la sostanza – commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV settore Animali selvatici – e come al solito, l’unica soluzione proposta è la loro ‘gestione’, che spesso si traduce nel loro massacro, secondo una visione ancorata al decrepito approccio venatorio che non riesce a proporre nulla di diverso ed originale”.

Per la lav è dunque stato sottovalutato l’aspetto relativo alla manutenzione degli argini, la cui inadeguatezza era stata evidenziata appena un mese dopo l’alluvione dal direttore dell’AiPo Luigi Fortunato durante l’audizione presso la commissione Territorio della Regione Emilia Romagna, che sul Corriere.it dichiarava “è «inutile cercare i colpevoli» per la rottura, perché «con 18 milioni l’anno semplicemente non si può fare la manutenzione degli argini» e «l’Aipo non ha l’autonomia di bilancio per poter intervenire in maniera strutturale»; inoltre «è impossibile garantire in maniera assoluta sicurezza su fenomeni naturali», tanto che solo nella zona coinvolta «ci sono una decina di situazioni potenzialmente pericolose ogni anno»”.

"Una gestione fallimentare denunciata anche da Report il 14 dicembre 2014, con il servizio “La cricca del Po”, che evidenziava lo sperpero di denaro pubblico che, stanziato per la manutenzione degli argini del Po e per la prevenzione degli eventuali danni procurati dalle Nutrie, finiva invece nelle tasche di funzionari compiacenti ed imprenditori veneti loro complici - prosegue il responsabile della Lav - Gli animali selvatici non sono mai “dannosi”, fanno semplicemente la loro vita. Quando però le nostre attività invadono il loro territorio, oppure si configurano come un incremento artificioso delle disponibilità di risorse alimentari, è logica conseguenza che si creino delle situazioni di conflitto. Per risolvere i conflitti tra interessi umani e presenze di animali selvatici, deve essere finalmente imposto il ricorso a misure incruente e non letali”, conclude Vitturi.

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