Emergenza profughi, comuni in affanno e sproporzioni nell'accoglienza

Da un'analisi dell'ospitalità che l'Italia offre ai richiedenti asilo - oggi su LaStampa.it - emerge una forte disparità, ben rappresentata anche dalla nostra provincia. Modena capoluogo, San Cesario, Frassinoro, Zocca, Pievepelago e Sestola ne accolgono ben oltre rispetto al dovuto

Il tema dell'accoglienza dei profughi che si riversano, via mare o via terra, entro i confini dello Stivale continua a ricoprire un ruolo primario nel dibattito, trattandosi di una vera e propria emergenza rispetto alla quale non sembra intravvedersi la fine. La complessa macchina dell'accoglienza sta mettendo a dura prova molti territori e gli stessi organi competenti. Modena non fa eccezione e in Prefettura non si nasconde la difficoltà da un lato a trovare nuove strutture in grado di accogliere e gestire gli immigrati e dall'altro a evitare situazioni di conflittualità tra stranieri e residenti e tra profughi stessi.

A riprova dell'affanno che molti comuni stanno vivendo, oggi il quotidiano online LaStampa.it ha pubblicato un'interessante indagini svolta grazie ai dati del Ministero dell'Interno, corredata da una mappa che fotografa la distribuzione dei richiedenti asilo in tutto il territorio nazionale. In estrema sintesi, il quotidiano torinese mette in luce la forte disparità tra i comuni italiani, tra chi non è stato investito dall'incombenza dell'ospitalità e chi invece sta accogliendo un numero di persone ben oltre i parametri inizialmente stabiliti dal Viminale di 2,5 profughi ogni mille abitanti.

Osservando la mappa (consultabile qui), la provincia di Modena non fa eccezione. Sono 6 (su 47) i comuni modenesi in cui alloggia un numero “eccessivo” di immigrati: Modena, San Cesario, Sestola, Frassinoro, Pievepelago, Zocca, a fronte sette comuni che non hanno alcun ospite e di sedici paesi i posti messi a disposizione sono al di sotto della cifra stabilita. Discorso a parte merita ovviamente il territorio della Bassa, che ad eccezione di Carpi, Bomporto e Soliera non offre ospitalità come previsto dagli accordi, in quanto area terremotata.

Uno sguardo nazionale mette in luce come soltanto un quarto degli 8.000 comuni italiani è stato interessato dall'accoglienza. Sugli oltre 101mila profughi presenti in Italia (al 20 luglio 2016 ndr) appena il 10% risiede in albergo, mentre la stragrande maggioranza ha trovato ospitalità presso le 266 strutture convenzionate, che tuttavia non sono in grado di coprire il fabbisogno. Tremila rifugiati sono infatti senza un tetto “ufficiale” e i costanti sbarchi estivi stanno amplificando il problema. Anche la Prefettura di Modena, dopo difficoltà a trovare soggetti pronti a rispondere al bando pubblico, ha dovuto scegliere una procedura di affidamento diretto per arginare l'emergenza.

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Il Viminale, dopo le proteste delle amministrazioni locali, ha tuttavia studiato un nuovo piano per la redistribuzione dell'accoglienza. Il piano nasce per sostenere in maniera dignitosa ed equa i comuni che accolgono i migranti, e ciò può avvenire solo allentando il Patto di Stabilità. Tra gli altri incentivi di carattere economico per le casse comunali c’è la possibilità di foraggiare con 50 centesimi a migrante a titolo di spese generali. La quota verrà detratta dai 2,50 euro di “pocket money” attualmente previsti quotidianamente per le spese spicciole. Sarà sufficiente?
 

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