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Cronaca

Natale Modenese | Le leggende modenesi che venivano raccontate attorno al camino

I nostri nonni da piccoli erano abituati a raccogliersi nella stanza ed ascoltare le storie degli anziani. Erano leggende ambientate in luoghi non distanti da loro, spesso negli Appennini, e ciò rendeva il territorio modenese magico e misterioso

Erano soliti i nostri nonni da bambini ascoltare le storie che gli anziani della famiglia raccontavano nella stalla. Storie ambientate in luoghi vicini a dove venivano raccontate, trasformando il territorio in un magico luogo dal respiro fatato. Ecco tre di queste leggende tradizionali

LA LEGGENDA DEL LAGO SCAFFAIOLO 

Presso l'Appennino si trova un lago tanto piccolo quanto portatore di un'antica leggenda. E' il lago Scaffaiolo o in dialetto "Scaffagiulo", il quale si trova tra le regioni di Pistoia e Modena. Tra le storie che gli abitanti della zona raccontavano ai figli davanti al camino ve ne era una che sosteneva qualcosa di soprannaturale: se qualcuno avesse gettato una pietra nell'acqua per interrompere la quiete del luogo, si sarebbe alzata la nebbia, e contemporaneamente avrebbero spirato i venti. In quel momento gli alberi si sarebbero liberati del terreno estraendo le loro radici. Tutti volti a portare tormenta al mal intenzionato. 

LA FATA DELLA GADELLA

 La storia è ambientata nel territorio di Sestola, precisamente presso la località Gadella, dove tutt'oggi ci sono due vecchi mulini, conosciuti come Pagliai e Sergentino. Un tempo erano azionati dallo scorrere dell'acqua dei torrenti Dogana e Prete. Un tempo c'erano due mugnai, sottoposti ad un lavoro pesantissimo, così assunsero anziani e bambini per setacciare la farina. Sette di questi bambini erano orfani di madre, e il padre per tirare avanti si sposò con una vicina di casa, che si rivelò una matrigna molto cattiva. Un giorno non riuscirono a setacciare abbastanza farina per guadagnare bene e alla sera, per evitare la violenza della matrigna, si nascosero dietro una grossa pietra a forma di conchiglia. Era la casa di una fata che, sentendoli piangere e lamentarsi, si commosse, e così, preso un setaccio di seta cominciò a setacciare al posto loro, rubando i chicchi di farina la notte prima, e poi setacciandoli per averli pronti l'indomani. I bambini si sorprendevano da soli di tutto il lavoro che ora, senza nessuna fatica, riuscivano a compiere. I mugnai soddisfatti triplicarono loro la paga, e ciò calmo la matrigna. Ancora oggi presso Gadella esiste il masso abitato dalla Fata, e se si accosta l'orecchio alla sua apertura a conchiglia, si sente distintamente il ritmo cadenzato del setaccio che la fata continua ad usare instancabilmente.

LA LEGGENDA DELLE FATE DEL LAGO PRATIGNANO

Secondo la leggenda presso le acque della fonte di "Pian Fontana" venne ritrovata la catenina di una bambina che purtroppo era caduta nel Lago. Presso il lago vivrebbero delle fate, amanti della solitudine, che vivono all'interno delle grotte lì vicino. Quando si fa notte escono allo scoperto e iniziano a danzare sulle acque del lago, suscitando l'origine della nebbia. Si riconoscerebbe questa nebbia perché apparirebbe inconsueta, ambigua ed allucinante. Una notte una bambina condusse i buoi al pascolo perché lì c'erano ricche radure. Improvvisamente si scatenò un temporale e la pastorella spaventata cercò una via per il ritorno, ma ecco che giunta al ciglio del monte la colse una nebbia fittissima. Fatto qualche passo verso la folta nebbia, ecco apparire, sorridenti e tentatrici, le fate. La bambina sentì trascinarsi verso quelle figure spettatrali, fino a seguirle, ma queste fate non la volevano portare lontano dal monte, bensì nel lago, che era tanto nascosto nella nebbia, che la giovane cadde in un profondo ed eterno riposo. 

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