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Osservatorio sull'economica modenese, perse quasi 3.700 posizioni di lavoro

È stata presentata la 12° edizione dell’Osservatorio Economia e Lavoro (OEL) in provincia di Modena elaborato da Ires Emilia Romagna per conto della Cgil di Modena. Nei primi mesi del 2020 si stima una marcata flessione della crescita economica per la provincia di Modena (–10,3%), tra marzo e maggio 2020 a livello provinciale siano state perse quasi 3.700 posizioni di lavoro dipendente

L’Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Modena  curato da Ires Emilia-Romagna per conto della Camera del Lavoro di Modena  annualmente fornisce un quadro aggiornato e il più possibile esaustivo sull’andamento dei principali indicatori economici e delle dinamiche occupazionali e demografiche a livello provinciale, con confronti in serie storica con i dati regionali e nazionali

Questa dodicesima edizione dell’Osservatorio viene pubblicata in un momento di particolare difficoltà e incertezza, una situazione probabilmente senza precedenti, sia per la straordinarietà e l’imprevedibilità della causa, sia per estensione e rapidità dell’aggravamento. Infatti, nessun paese al mondo può ormai considerarsi salvo dalla pandemia da Covid-19. Peraltro, è altamente prevedibile che la pandemia abbia prodotto e stia producendo impatti piuttosto diversificati sui diversi strati della società, che finiranno con il rendere ancora più saliente il divario tra le diverse fasce e categorie della popolazione, per età, per genere, cittadinanza, tipo di lavoro, forma contrattuale, ecc.

Economia e lavoro a Modena, "preoccupanti i lavoratori persi e la cassa integrazione"

Crescita economica

Lo scenario macro-economico, dopo la fase di accelerazione del triennio 2016-2018, evidenziava nel 2019 un rallentamento della crescita a livello provinciale, regionale e nazionale, probabilmente legato frenata della crescita economica mondiale ed europea, con un aumento, sì, del valore aggiunto, ma appena dello 0,4% a livello sia provinciale che regionale (0,3% per l’Italia nel suo insieme). Per il 2020 si prevede una assai marcata flessione sia per la provincia di Modena (–10,3%) che per la regione Emilia-Romagna (–10,0%). Secondo le stesse stime Prometeia, dovrebbe poi seguire nel 2021 un parziale recupero (+8,1% per la provincia di Modena, superiore al +7,1% stimato per la regione).

Settori economici

Per l’industria in senso stretto si osserva il medesimo andamento, con i tre indicatori di ordinativi, produzione, fatturato che dal primo trimestre 2019 assumono segno negativo e seppur arrivino nuovamente in territorio positivo alla fine dell’anno (tranne gli ordinativi), con il 2020 mostrano chiaramente gli effetti della pandemia e del lockdown, virando decisamente verso il basso, con il decremento che si accentua ulteriormente nel secondo trimestre, in linea con quanto si registra anche a livello regionale e nazionale

Anche il settore delle costruzioni nel 2020 dovrebbe subire una forte contrazione del valore aggiunto (–11,3%), per poi recuperare nel 2021, anche grazie agli incentivi previsti per la messa in sicurezza antisismica degli edifici e per la riqualificazione ambientale degli stessi.

I dati relativi alle vendite del commercio risultano pesantemente in territorio negativo dalla seconda metà del 2016, con una ripresa nel quarto trimestre 2019 (l’andamento delle vendite mostra abitualmente i dati migliori proprio nel quarto trimestre dell’anno), travolta però da quanto si rileva con il primo trimestre del 2020, con il commercio – in particolare quello al dettaglio – che registra una forte contrazione, per effetto del lockdown disposto a partire dalla primavera 2020.

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Dati sull’occupazione

La pandemia mostra poi le sue pervicaci ricadute sul mercato del lavoro provinciale, studiato dall’Osservatorio facendo riferimento a diverse fonti (Istat, Inps, Siler).

Se si entra più nel dettaglio, si deve innanzitutto evidenziare che nel 2019 nella provincia di Modena il numero di occupati è aumentato di oltre 3.500 unità, con un incremento dell’1,3%, che compensa abbondantemente la flessione dell’anno precedente. La crescita a livello provinciale di quest’anno è in linea con quello del livello regionale (+1,4%). Anche per l’incremento di quest’anno, il numero di occupati a Modena rimane decisamente superiore di oltre 10mila unità ai livelli dell’intero periodo 2009-2015 e risulta superiore anche al dato pre-crisi del 2008 (+2,2%, circa 7mila occupati in più).

La crescita dell’occupazione dell’ultimo anno è esclusivamente femminile: nel 2019 rispetto al 2018, il numero di donne occupate è infatti aumentato del 3,4% (oltre 4.700 occupate in più), mentre per gli uomini si registra un decremento di 1.265 unità (–0,7%), che compensa quanto osservato nel biennio precedente. Se anche si considera l’ultimo triennio 2017-2019, si evidenzia che l’aumento del numero di occupati è determinato principalmente dalle donne.

Considerevoli differenze si riscontrano anche distinguendo fra lavoratori dipendenti e indipendenti. Sia che si consideri l’ultimo anno o il triennio 2017-2019 o il confronto rispetto al 2008, si osservano dinamiche pressoché divaricate, con i lavoratori dipendenti aumentati di numero e quelli autonomi in forte diminuzione. Basti dire che il raffronto rispetto al 2008 mostra una crescita del numero di lavoratori dipendenti del 13,6% e una parallela flessione dei lavoratori indipendenti del 28,3%, oltre un quarto dei casi. Il tasso provinciale rimane quindi di poco inferiore a quello medio regionale, ma risulta essere nel 2019 su livelli che non si raggiungevano dal 2008.

Parallelamente, nel 2019 nella provincia di Modena si assiste anche a un incremento della disoccupazione, che si traduce in un peggioramento del relativo tasso di disoccupazione, che passa dal 6,0% del 2018 al 6,5% del 2019, mentre il tasso emiliano-romagnolo scende dal 5,9% al 5,5%. Se per l’Emilia-Romagna si è osservata una riduzione del tasso di disoccupazione continuativa dal 2013 al 2019, per la provincia di Modena l’andamento è stato più altalenante. Esso rimane comunque decisamente più elevato dei livelli del periodo precedente al 2008, quando non aveva mai superato il 4%.

Va infine aggiunto che il tasso provinciale è leggermente più critico cioè più elevato di quello regionale solo per la componente femminile (7,5% contro 6,6%) sia per quella maschile (5,7% contro il 4,6% medio regionale).

Il peggioramento nel 2019 della disoccupazione provinciale si ritrova anche nel tasso di disoccupazione giovanile: per la fascia 15-24 anni esso passa dal 14,2% del 2018 al 18,8% (mentre quello regionale aumenta di neanche un punto percentuale); per la fascia 25-34 anni peggiora dal 7,9% al 10,5% (in Emilia-Romagna dall’8,2% all’8,8%).

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Nell’ultimo anno, nella provincia di Modena, in linea con quanto si registra anche a livello emiliano-romagnolo, è diminuito di quasi 5mila unità (–4,2%) il numero degli inattivi di 15-64 anni. Questo dato compensa interamente il significativo incremento (+3,7%) che si era registrato fra il 2017 e il 2018.

Occupazione dopo la pandemia

Lo scenario muta completamente con il mese di marzo 2020: si assiste a una drastica riduzione degli avviamenti, meno di 7mila a fronte dei quasi 10.600 del mese di febbraio 2020 (–34,0%) e dei quasi 11mila di marzo 2019 (–38,8%). La tendenza oltretutto risulta rafforzata nel mese di aprile, quando gli avviamenti scendono sotto i 4.500 (–65,0% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e –36,1% rispetto al mese precedente), con un saldo attivazioni-cessazioni pari a –1.810.

Anche le corrispondenti cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente hanno mostrato a partire da marzo 2020 una variazione tendenziale negativa anomala e particolarmente marcata, seppure più contenuta rispetto a quella delle assunzioni, essenzialmente in virtù della sospensione dei licenziamenti (difatti le cessazioni riguardano in gran parte contratti a termine giunti a scadenza e non rinnovati).

Ciò fa sì che tra marzo e maggio 2020 a livello provinciale siano state perse quasi 3.700 posizioni di lavoro dipendente.

Questa perdita di posizioni di lavoro dipendenti è concentrata principalmente nel settore del commercio, alberghi e ristoranti (–1.306 unità), nelle altre attività dei servizi (–1.097 unità) e nell’industria in senso stretto, con circa 4.100 attivazioni fra marzo e maggio 2020 e oltre 5.340 cessazioni, con un conseguente saldo negativo di 1.227 unità.

Danno idea dell’impatto della pandemia anche i dati relative alle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate. Basti dire che nella provincia di Modena in tutto l’anno 2019 si è arrivati a circa 5,1 milioni di ore complessivamente autorizzate e che nei soli due mesi di aprile e maggio 2020 si sono superate 28,5 milioni di ore autorizzate. Nella prima fase della crisi pandemica si è osservato uno straordinario incremento del ricorso alla cassa integrazione ordinaria, principalmente nel settore industriale, mentre da maggio si osserva una notevole avanzata di quella in deroga, seppur anche nei mesi successivi continui a prevalere il ricorso a quella ordinaria.

Il picco del ricorso alla cassa integrazione guadagni si è registrato nel mese di aprile 2020, con oltre 17milioni e 700mila ore complessivamente autorizzate (per oltre il 96% di cassa ordinaria), corrispondenti a oltre 111mila lavoratori equivalenti a zero ore.

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Dinamiche demografiche

L’Osservatorio dedica quest’anno particolare attenzione alle dinamiche demografiche, che consentono di osservare come nei mesi corrispondenti alla cosiddetta prima ondata della pandemia da Covid-19 (marzo-giugno 2020) si sia registrato un incremento dei decessi rispetto a quelli abitualmente registrati negli anni precedenti del 22% a livello provinciale, con picchi assai superiori per varie realtà comunali modenesi (in Emilia-Romagna l’incremento è stato superiore al 33%).

Un primo fenomeno sicuramente da tenere ben monitorato è l’invecchiamento della popolazione, che prosegue da decenni, con i cosiddetti grandi anziani che costituiscono il 12% della popolazione provinciale (nel 2000 erano il 9,3% e fino al 1995 non si era mai raggiunto l’8%). Un secondo fenomeno è, strettamente legato, quello della denatalità (a livello provinciale, i bambini nati nel 2019 sono oltre il 29% in meno di quelli del 2008), in parte mitigato dalle nascite di bambini stranieri, di cui si dirà tra breve.

Si ricorda al riguardo che la componente straniera della popolazione al 1° gennaio 2020 in provincia di Modena è costituita da 95.884 cittadini residenti, pari al 13,5% della popolazione residente totale (dato più elevato del 12,5% regionale e dell’8,8% nazionale), con valori più elevati in particolare nel comune capoluogo (15,6%) e nel distretto di Vignola (15,3%).

Gli stranieri residenti nella provincia di Modena, in prevalenza donne, presentano un’età media di 34,2 anni, decisamente inferiore a quella dei residenti italiani di oltre 46 anni.

A proposito di età, i minori stranieri residenti nella provincia di Modena al 1° gennaio 2020 sono oltre 21.800 e costituiscono il 22,8% del totale degli stranieri residenti nella provincia.

Una parte di questi minori è costituita da bambini stranieri nati in Italia. Nel 2019 sono nati in provincia di Modena 1.417 bambini stranieri (di cui quasi un terzo nel comune capoluogo), pari al 27,9% del totale dei nati nella provincia, più di uno su quattro (nel comune di Modena 29,3%); si consideri che il dato regionale è pari al 25,0% e quello nazionale al 15,0%.

La comunità più numerosa è quella del Marocco – mentre a livello regionale e nazionale prevale quella rumena, nella provincia al secondo posto, seguita da Albania e Cina.

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