"La Ferrarina", quando Enzo Ferrari pensò (e abbandonò) una sportiva low cost

Il progetto del Drake venne ceduto all'industriale inventore dell'Amuchina e ironia della sorte riprende vita proprio in questo momento virale

Erano i formidabili anni sessanta quando Enzo Ferrari convocò nel suo studio i suoi migliori collaboratori per dare corpo ad una sua idea: produrre una piccola Gran Turismo, dai contenuti tecnici simili alle sue famose sportive, ma in grado di poter essere acquistata dalla borghesia emergente di quegli anni ed essere utilizzata anche nelle competizioni a ruote coperte che in quegli anni spopolavano.

Da quel gruppo di lavoro nacque la “Ferrarina” 1000 GT Coupé, il telaio fu progettato da Giotto Bizzarrini, la meccanica da Carlo Chiti, mentre la carrozzeria venne affidata ad un giovane che lavorava in Bertone; Giorgetto Giugiaro. Il primo prototipo vide la luce nel 1961. Messo in strada filava a meraviglia, la linea apparve elegante e riuscitissima se confrontata con le rivali dell’epoca e fu portata al Salone dell’auto di Torino dello stesso anno.

Nel 1963, al momento di andare in produzione Ferrari ci ripensò, intimorito dal fatto che produrre una vettura di così piccola cilindrata potesse sminuire il blasone della Casa. Il progetto venne rilevato da un gruppo di piloti dell’epoca, Gerino Gerini, Lorenzo Bandini e Giancarlo Baghetti che fondarono la società ASA con un industriale elettrochimico emergente in quegli anni, pugliese di origine, ma residente a Milano, Oronzo de Nora, che aveva fatto fortuna grazie al brevetto dell’antibatterico Amuchina.

Per ironia della sorte, proprio in questo momento particolare, dove l’Amuchina è divenuta di uso quotidiano è tornata alla ribalta anche la “Ferrarina”, presentata fino a domenica a Padova da Ruote da Sogno al padiglione 15 di AutoMoto d’Epoca, il più importante salone del settore.

«E’ stato un grande piacere per noi riportare alla luce questo progetto- spiega Pellegrino Spallanzani Car Seller dell’atelier Ruote da Sogno- si tratta di una 1032cc a 4 cilindri che sviluppa una potenza di ben 100 cavalli grazie a due poderosi carburatori a doppio corpo. La trazione posteriore e gli interni curatissimi regalano un incredibile piacere di guida ancora oggi. La meccanica è molto bella e il motore restaurato a nuovo. Il modello da noi presentato qui a Padova è del 1965, ne vennero prodotte solo 96 esemplari, a parte una ventina tra spider e versioni speciali. La produzione ebbe luogo negli stabilimenti della Bertone, mentre la distribuzione e la vendita era affidata alla rete commerciale della Ferrari ».

Perché la “Ferrarina” non ebbe successo? «E’ noto come Enzo Ferrari insistesse sul fatto che tutte le auto che portavano il suo nome dovessero avere 12 cilindri, ma l’importanza di aumentare il flusso delle entrate per sostenere il Reparto Corse le convinse nel 1959 a sviluppare anche un motore di piccola cilindrata- prosegue Spallanzani- complice il peso leggero la “Ferrarina” arrivava ben oltre i 180 Km/h. Una velocità di tutto rispetto per gli anni ’60. L’auto però si rivelò da subito molto costosa e la società ASA chiuse i battenti nel 1967. Ferrari ancora una volta aveva visto lungo». Che valore ha oggi questa auto? «La ASA 1000 GT Coupè è una sportiva molto rara con quotazioni piuttosto stabili in considerazione dell’esiguo numero di esemplari prodotti, il suo valore è di circa 160.000 euro e fin dal momento della sua presentazione è oggetto del desiderio dei più raffinati collezionisti».

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