Presentato il nuovo Piano Faunistico. Si dovranno fare i conti con un calo importante dei cacciatori

Il numero dei cacciatori è sceso in pochi anni di oltre il 25%. L'assessore Caselli: "Priorità alla difesa dell'agricoltura"

«Con il nuovo piano faunistico regionale ci proponiamo di rendere la presenza della fauna selvatica sempre più compatibile con l’attività dell'uomo, in particolare salvaguardando l’agricoltura e riducendo l’incidentalità stradale». Lo ha affermato Simona Caselli, assessore regionale all'Agricoltura, caccia e pesca, presentando a Modena, nel corso di un incontro pubblico all'istituto Fermi, venerdì 3 novembre, il Piano faunistico regionale, attualmente in discussione e che sarà approvato il prossimo anno. Hanno partecipato all'incontro Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Provincia di Modena e i rappresentanti del mondo agricolo e venatorio del territorio modenese, della Polizia provinciale, tecnici ed esperti.

«Il piano - ha aggiunto l’assessore - prevede importanti novità come l’ampliamento delle zone di ‘non conservazione’ per le specie impattanti, come gli ungulati, che arriveranno a comprendere anche tutta la fascia collinare. La difesa delle attività agricole, specie quelle di collina e di montagna sono una priorità assoluta, di importanza non solo economica, ma anche sociale e ambientale». 

Il Piano regionale fotografa e aggiorna la situazione della biodiversità sulla base dei dati contenuti nei singoli Piano provinciali (per quanto riguarda il territorio modenese sono quasi 300 le specie animali presenti  di cui 237 uccelli e 61 mammiferi), individuando le principali criticità, tra cui l'espansione di specie come il cinghiale, capriolo e fagiano e la contrazione numerica di specie come lepre, starna e pernice rossa. Per quanto riguarda invece la gestione del territorio emerge una molteplicità di istituti di natura pubblica e privata o aree protette che portano a una "polverizzazione” delle competenze di governo. 

Il Piano prevede, quindi, il raggiungimento della compatibilità tra fauna selvatica e agricoltura e sicurezza stradale e una organizzazione più uniforme della gestione faunistico-venatoria regionale. Nei confronti di specie particolarmente protette e di interesse comunitario prioritario come il lupo, si punta sulla prevenzione; all’opposto nel caso di specie cacciabili in espansione come il cinghiale sono confermate le azioni di riduzione della consistenza numerica.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Dal quadro conoscitivo emerge che la caccia attualmente viene praticata da un numero sempre inferiore di cacciatori. Per quanto riguarda il territorio modenese, sulla base dei tesserini rilasciati, i cacciatori sono scesi dagli oltre 5.500 del 2010 ai circa quattro mila attuali; a livello regionale  solo il quattro per cento ha meno di 30 anni, il 78 per cento ha più di 50 anni  e il 26 per cento più di 70 anni. Nel corso della discussione diversi interventi dei rappresentanti degli Atc, delle associazioni venatorie e agricole hanno evidenziato, tra l'altro, l'importanza del ruolo dei cacciatori nella gestione faunistica.  

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Produzione ferma per troppe malattie, l'azienda prepara la denuncia poi ritratta

  • Contagio. A Modena altri 14 decessi, calano gli interventi delle ambulanze

  • Centri commerciali e negozi, in Emilia-Romagna sabato e domenica confermate le chiusure

  • Meteo | Impennata improvvisa delle polveri sottili, vediamo perché

  • Ricette da riscoprire ora che sei a casa: 5 dolci modenesi

  • Test agli operatori sanitari, si parte la settimana prossima con i prelievi

Torna su
ModenaToday è in caricamento