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Martedì, 16 Aprile 2024
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Tramonta ogni ipotesi di urbanizzazione di via Fratelli Rosselli, ricorsi respinti dal Tar

Il progetto nato ormai vent'anni fa prevedeva 22 palazzine: è stato definitivamente "affossato" dalla nuova legge urbanistica regionale, come sancito dal tribunale che ha respinto i ricorsi delle società edili

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Doveva essere un grande comparto residenziale con 354 abitazioni sviluppate in 22 fabbricati di cinque piani: 178 abitazioni in edilizia convenzionata e 176 in edilizia libera. Ma non verrà mai realizzato. Tramonta defitivamente ogni residua ipotesi di urbanizzazione dell'area tra via Fratelli Rosselli e stradello San Giuliano, della quale si è discusso per circa vent'anni, arrivando molto vicini alla realizzazione. Poi, però, è arrivata la "tagliola" della legge regionale del 2017 che ha ridisegnato lo sviluppo urbano frenando il consumo di suolo,

Il progetto di via Fratelli Rosselli è forse il primo degli insediamenti urbanistici nella periferia sud ad essere stato stralciato dalla previsioni di crescita urbanistica di Modena. Ce l'hanno fatta per poco i lotti di Vaciglio/Morane e di via Mattarella, ma non quello che sarebbe dovuto essere realizzato su un'area di circa 25.600 metri quadrati, nel contesto di un piano strategico che ad inizio anni 2000 prevedeva la progressiva urbanizzazione di tutte le campagne fino al confine simbolico della Complanare. Ma i temi sono cambiati.

Nel novembre 2014 il Comune di Modena era ancora assolutamente convinto del progetto e aveva approvato definitivamente la variante adottata qualche mese prima. Poi i tempi si allungarono quanto bastò perchè la legge regionale costringesse a rivedere tutti i piani del Comune. Nell'estate del 2018 fu approvato l'Avviso pubblico che introduceva il leit motiv della rigenerazione urbana, tagliando fuori progetti come quelli di via Fratelli Rosselli.

L'ipotesi che le cose potessero essere ancora sovvertite è maturata dalla decisione delle due società proprietarie dei terreni - Socedil s.p.a. in liquidazione e Direzionale Giardini 2000 s.r.l. in liqudazione - di ricorrere al Tar dell'Emilia Romagna per chiedere di annullare le delibere comunali che escludevano l'area in questione. In sintesi, le società ritenevano che il Comune non avesse applicato in modo corretto la disciplina transitoria prevista dalla legge regionale n. 24 del 2017, ignoranto il Piano Urbanistico Attuativo (PUA) che era già stato approvato e avrebbe quindi dovuto conservare il suo valore consentendo l'intervento edificatorio.

Il Comune si è costituito in giudizio e il Tribunale Amministrativo Regionale ha rigettato il ricorso di Socedil e Giardini 2000. La motivazioni risiede nel fatto che prima dell'entrata in vigore della "tagliola" regionale non era ancora stata sottoscritta fra le parti la Convenzione urbanistica che avrebbe reso operativo il PUA. Il Tar ha ribadito anche che la nuova normativa urbanistica regionale "è costituita dall’esigenza di far cessare l’espansione urbana delle città, alla quale coerentemente si accompagnano sia il favor per gli interventi sull’esistente diretti alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione e recupero degli edifici sia, sotto diverso profilo, il radicale mutamento della politica urbanistica territoriale, che, con la nuova disciplina regionale, risulta univocamente diretta ad imporre ai Comuni (e ai relativi strumenti urbanistici) una drastica riduzione del consumo del suolo".

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