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Dona il fegato alla madre malata, delicato intervento a Modena

La donatrice è un’operatrice dell’Azienda Ospedaliero - Universitaria. Secondo intervento in emergenza Covid, durato ben 16 ore

“Le motivazioni che mi hanno spinto a donare da volontaria una parte del mio fegato a favore di mia madre risiedono nell’affetto che provo per lei e nel mio bisogno di averla accanto nel mio cammino di vita”, ha raccontato la protagonista di questa storia. “L’amore con l’amore si paga. L’improvvisa criticità delle sue condizioni e l’urgenza di un trattamento appropriato hanno trovato risoluzione in questo intervento: ho fatto ingresso in sala operatoria come paziente, ma anche come infermiera di questo stesso Policlinico, serena e totalmente consapevole. Come operatore sanitaria credo nella scienza, nella medicina, in chi dedica la propria vita al raggiungimento di standard d’eccellenza che poi mette al servizio di ogni singolo cittadino. Ho creduto in questi professionisti che hanno messo in campo le loro conoscenze e conclamate abilità chirurgiche e sarò per sempre loro riconoscente”.

Sono queste le motivazioni che hanno portato al trapianto di fegato da donatore vivente che ha salvato la vita ad una paziente affetta da malattia rara e con alto rischio di mortalità, da mesi in attesa di trapianto da cadavere. La donatrice è un’operatrice sanitaria dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria e ha fatto il gesto a beneficio della madre. Entrambe le donne sono già state dimesse e in buone condizioni di salute.

L’intervento è firmato dall’équipe guidata da Fabrizio Di Benedetto, Direttore della S.C. di Chirurgia Oncologica Epato-Bilio-Pancreatica e Chirurgia dei Trapianti di fegato all’AOU di Modena e professore all’UniMoRe. “Se confrontiamo il dato con quello nazionale” – precisa il professor Di Benedetto –, vediamo che nel paese gli interventi di trapiantologia del fegato stanno subendo un significativo calo complessivo, fisiologico alla luce del panorama storico internazionale. Nonostante questo trend, il numero di trapianti di fegato eseguiti presso il Policlinico di Modena è stato pari a quello dell’anno scorso, ma abbiamo ritenuto indispensabile rilanciare il programma di trapianto da donatore vivente per ridurre il rischio di mortalità in lista d’attesa”. 

“Il trapianto di fegato da donatore vivente, il secondo che eseguiamo quest’anno – prosegue il professore -, è un intervento che prevede l’impiego di due sale operatorie attive in simultanea per diverse ore del giorno. In questo caso abbiamo lavorato dalle 5 di mattina, ora di apertura della sala operatoria della donatrice (figlia), alle 21, ora di chiusura della sala operatoria della ricevente (mamma), impiegando decine di operatori sanitari tra medici e personale infermieristico. Ringrazio il mio gruppo, il cui lavoro giornaliero ha permesso di raggiungere questo risultato straordinario”.

Come sottolinea il Direttore Generale dell’AOU di Modena, Claudio Vagnini, “l’azienda non può e non intende venir meno all’offerta di cure per tutti i pazienti, considerate sia come trattamenti attivi, sia come protezione dal contagio. A questo fine, abbiamo organizzato un percorso preciso, secondo il quale il paziente accede alla struttura, riceve la cura e viene dimesso con tutte le protezioni e i riguardi del caso, affinché non contragga il virus in ospedale. Siamo orgogliosi dell’operato dell’equipe trapiantologica e di tutte le strutture che stanno lavorando in condizioni straordinarie per curare i nostri malati”. 

La paziente su cui è stato effettuato il trapianto era già in lista per la donazione da cadavere senza però aver ricevuto alcuna opportunità di trapianto. “In Italia e in Europa pochissimi centri sono in grado di eseguire il trapianto di fegato da donatore vivente tra due adulti”, riferisce Massimo Girardis, Direttore di Anestesia e Rianimazione del Policlinico di Modena, fra le specialità maggiormente sotto pressione per l’emergenza Covid. “Qui a Modena possiamo offrire ai pazienti anche questa straordinaria opportunità di cura, ancor più di valore nell’attuale contesto di calo di donazioni”. 

Come conferma Nicola De Maria, dirigente medico di Gastroenterologia, “la paziente è giunta alla nostra attenzione a maggio scorso con un quadro acuto gravissimo di una rara sindrome, nella quale il sistema immunitario distrugge diverse cellule proprie, tra cui quelle delle vie biliari. La signora aveva una bassissima aspettativa di vita e l’unica cura possibile era il trapianto di fegato”.  

“A rendere l’evento ancora più straordinario è la notizia che la donatrice sia un’operatrice sanitaria della nostra azienda”, commenta Luca Sircana, Direttore sanitario dell’AOU. “Questo ci emoziona profondamente, perché ci mostra operatori già provati per il lavoro che stanno svolgendo in emergenza, comunque pronti a compiere gesti come quello di donare una parte di fegato ad un congiunto. La donatrice ha seguito un programma di protezione speciale anti-Covid, fatto di tamponi seriati e quarantena fiduciaria. Pertanto, è stata dimessa in terza giornata post-operatoria con il tampone negativo”.

Hanno collaborato con la Chirurgia dei trapianti anche il Servizio di Radiologia del Policlinico diretto dal professor Pietro Torricelli, in particolare la prof.ssa Anna Rita Pecchi che ha seguito donatore e ricevente nel periodo pre- e post- operatorio, il Servizio psicologia AOU, in particolare con le dott.sse Marcella Vandelli e Catia Ghinelli, che hanno messo a disposizione percorsi di valutazione psicologica e di presa in cura durante le diverse fasi trattamentali, e tutto il gruppo di lavoro del Percorso Aziendale Trapianti di Fegato. 

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