Cronaca Via Divisione Acqui / Via Divisione Acqui

Fallimenti della spending review, due casi modenesi

La Cgil di Modena indica due casi concreti di affitti esosi che lo Stato potrebbe tagliare, citando la Questura e Cie: “Evitare di spendere tanto in noleggio quando ci si può abbondantemente permettere di comprare l'oggetto ed averlo in patrimonio”

Il tema della spendig review è stato centrale nel dibattito politico nazionale per un lungo periodo, finendo poi in secondo piano negli ultimi mesi. Tra molti tagli e poche proposte di revisione strutturale della spesa, oggi si è giunti ad un punto di impasse, sul quale interviene la Cgil modenese. Per il sindacato confederato la via maestra è quella di cambiare l'inutile per rinforzare i servizi indispensabili, a partire dai settori per la sicurezza dei cittadini, la giustizia, la lotta alla malavita ed il forte contrasto alle evasioni, truffe fiscali e lavoro irregolare.

“Nei giorni scorsi – scrive Franco Zavatti della Cgil – la Ragioneria dello Stato ha denunciato i 'debiti dei Ministeri fuori bilancio', col primato che va al Ministero dell'Interno sotto la significativa voce 'canoni, affitti ed utenze' per ben 370 milioni di euro, in barba a trasparenza e risparmio. Il Viminale paga affitti per locazione di immobili di servizio, cioè per dare casa a Questure, Commissariati, Cie, ed altro. Tralasciamo il paradosso che, mentre si pagano affitti da capogiro, il Demanio conserva immobili inutilizzati per un valore di miliardi, sparsi in tutto il Paese, Modena compresa”.

Proprio i canoni esosi sono per il sindacato un punto cardinale centrale, per il quale vengono proposti due casi esemplari della città di Modena. Il primo è quello della sede della Questura, in via Divisione Acqui: “Dal 2000 la nuova sede occupa un edificio costruito da un'impresa amica in Vaticano – scrive Zavatti – e poi di proprietà della rinomata società Beni Stabili Spa che l'affitta al Viminale per un canone annuo iniziale con 2.013.000 euro, più Iva, più adeguamento Istat, e giunto oggi a 2.800.000 euro, valido 9 più 6 anni, cioè fino al 2015. Come si vede, un budget di affitti che ha superato i 35 milioni e che sarebbero già bastati per l'acquisto della Questura”. 

Il secondo caso è quello Cie modenese, ora avviato alla chiusura definitiva. “La proprietà dello stabile, “IRO Spa”, lo ha affittato al Ministero all'incredibile canone iniziale di 1.445.440 euro annui, più Iva, più adeguamenti Istat e con contratto quindicennale, che scade a fine 2014 – prosegue il sindacalista - Anche il Cie, con i costi dell'affitto, si sarebbe comprato già un paio di volte. Tanto più che la struttura servirà in futuro per auspicabili attività alternative al carcere”.

Due esempi modenesi concreti e pressanti, che dimostrano - al di là delle motivazioni ministeriali impeccabili - quanto la realtà contrasti col buon senso. “Ogni oculato nostro capofamiglia o imprenditore, avrebbe fatto i suoi conti ed evitato di spendere tanto in noleggio, potendosi abbondantemente comprare l'oggetto ed averlo in patrimonio”, conclude Franco Zavatti.

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