Spettacoli, laboratori e tante altre novità: al via "Periferico 2020"

Periferico assume la forma di una breve stagione, abbandonando il formato tipico di un festival: dal 3 ottobre al 4 dicembre sono 13 gli appuntamenti che si susseguono in diversi luoghi della città di Modena. A seguito del lockdown, infatti, Collettivo Amigdala ha scelto di separare gli appuntamenti del festival in singoli eventi e di abbracciare nuove collaborazioni anche oltre il territorio geografico del Villaggio Artigiano di Modena Ovest.

In netta rottura con le undici edizioni precedenti, Periferico quest’anno rinuncia ad avere un titolo unico sotto il quale declinare il proprio programma. L’artwork che compone il manifesto è un elenco di parole (quindici) al quale gli spettatori possono idealmente aggiungere le proprie, in un’idea di non-finito che parte dal festival e termina altrove; le diverse parole sono diversamente riferibili alle singole opere presenti al festival, in una sorta di nascondino enigmistico nel quale, alla fine, non ci saranno avanzi di sorta, ma piuttosto sovrapposizioni, frasi, analogie.

Gli artisti che partecipano all’edizione rinnovata di Periferico 2020 sono i medesimi che avrebbero trovato casa a Modena a maggio, escluse due presenze straniere che per motivi di transito internazionale non è stato possibile confermare e che sono rimandate al 2021. Il progetto è inevitabilmente cambiato, e il programma si è evoluto, per necessità legate alle norme di tutela sanitaria ma anche per volontà degli stessi artisti, che hanno modificato i propri progetti per una rinnovata necessità a connettersi col presente.

Un'apertura dal tramonto all'alba: una dedica ai morti di coronavirus

Periferico inaugura con la compagnia Archivio Zeta (3-4 ottobre) che presenta Requiem Antigone al Cimitero di San Cataldo dove ci recheremo «per un’azione teatrale, una marcia desolata, una processione addolorata, un rito culturale catartico di elaborazione del lutto collettivo per dare simbolicamente sepoltura ai morti di Coronavirus». Archivio Zeta ha ri-allestito nel 2020 il suo Antigone Nacht und Nebel, spettacolo che aveva già debuttato anni fa e che oggi la compagnia ha sentito come strada possibile per discutere ancora del presente, sollevando nella propria interpretazione i temi del confine territoriale, del rapporto tra legalità e giustizia individuale, della militanza individuale e delle responsabilità collettive. Il tema della sepoltura proibita, che scatena l’intera tragedia di Sofocle, ha riverberato nel presente della primavera 2020 e ha condotto gli artisti Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni a elaborare uno spettacolo dedicato a questa specifica esperienza provata da molti cittadini che hanno perso i loro cari e ai quali non hanno potuto dare sepoltura immediata. È così che Requiem Antigone prende forma e diventa un ingresso significativo tra il prima e il dopo, incarnandosi in un rito che viene celebrato al tramonto del 3 ottobre (ritrovo alle ore 18) nel passaggio dalla luce al buio e all’alba del 4 ottobre (ritrovo alle 6 del mattino) nel momento in cui il buio scompare e torna a trionfare la luce.

Gli altri appuntamenti di ottobre

Martedì 6 ottobre inizia il laboratorio "Giardino presagio" a cura della compagnia DOM-, già presente nell’edizione 2019 del festival: Leonardo Delogu e Valerio Sirna da anni si interrogano sul paesaggio da diverse prospettive e propongono ora un’azione diretta di intervento che a Modena si svolgerà in un campo comunale incolto al Villaggio Artigiano che diventerà, da qui a maggio 2021, un giardino a cura e disposizione della collettività, un’intervento partecipativo e formativo con un lascito concreto al quartiere di Modena Ovest.
Si prosegue con Masque teatro, storica compagnia dell’avanguardia italiana anni ‘90 che presenta la performance "Kiva" a Drama Teatro venerdì 16 (ore 21) e sabato 17 (ore 18) ottobre: Masque porta un’idea estetica radicale, dove il corpo è chiamato in causa come luogo e motore di esperienze; il progetto di Masque a Modena prevede un incontro di approfondimento al termine della replica di sabato con il Professor Raimondo Guarino dell’Università di Roma Tre e con una mostra fotografica dedicata alla performer protagonista di KIVA, Eleonora Sedioli: il fotografo veronese Enrico Fedrigoli espone le sue 40 tavole fotografiche, scattate con l’antico strumento del banco ottico, nell’appartamento rigenerato Modena Ovest Pavillion (mostra aperta su prenotazione, fino al 4 dicembre).

Il programma prosegue nei mesi di novembre e dicembre. Per maggiori informazioni visitare la pagina web. 

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