Firmato il Dpcm 4 Novembre. Zone gialle, arancioni e rosse: quali sono i criteri

L'Italia divisa in zone rosse, arancioni e gialle. I divieti in ogni territorio. Le nuove regole sulle mascherine, a scuola e sullo smart working

Il nuovo Dpcm con il lockdown "soft" delle regioni è stato firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ma il testo non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale: entrerà in vigore domani, 5 novembre, e durerà fino al 3 dicembre. Il tutto accade mentre il bollettino della Protezione Civile riporta 28.244 nuovi casi (ieri 22.253) mentre l'incremento delle vittime è invece più netto: sono 353 in 24 ore (ieri 233), mai così tanti dal 6 maggio. Preoccupano i posti in terapia intensiva chi si avvicinano alla soglia dei 2300 letti occupati fissata per esser ancora gestibile.

Cosa c'è nel nuovo Dpcm?

La firma è arrivata al termine di una lotta tra governo e regioni, con la diffusione della bozza nel pomeriggio. Alla fine quindi si  divide davvero l'Italia in tre zone: zona rossa, zona arancione (o gialla, secondo le ultime notizie) e zona gialla. Le zone rosse, spiega oggi il Corriere della Sera, sono quelle caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto. E i controlli? Potranno essere solo a campione, fa sapere il ministero dell'Interno. Queste zone si caratterizzano per:

  • Divieto di ingresso: "È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati". Sarà possibile entrare e uscire in e da una zona rossa soltanto per motivi di lavoro, salute o urgenza che vanno giustificati tramite il modulo di autocertificazione; 
  • Chiusura degli esercizi commerciali, tranne alimentari, tabaccai, edicole, farmacie e parafarmacie; al contrario di quello che c'era scritto ieri nella bozza, parrucchieri, barbieri ed estetisti rimangono aperti; 
  • Tutte le attività scolastiche si svolgono con didattica a distanza ma rimane la possibilità di svolgere laboratori ed altre attività a scuola una tantum;
  • Sono sospese tutte le attività sportive ma è consentito svolgere attività motoria;

Nelle zone rosse si applicano tutte le limitazioni previste anche nelle zone arancioni e in quelle gialle. Le zone arancioni sono quelle "caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto". In esse:

  • "È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori salvo che per gli spostamenti motivati"; sono consentiti gli spostamenti necessari a garantire la didattica in presenza; 
  • "È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione";
  • Sono chiusi "bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e del catering. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio" e "fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze";
  • Il ministero della Salute verifica settimanalmente la situazione ogni settimana ed emana ordinanze ogni 15 giorni;

Nelle zone arancioni (o gialle) si applicano anche le limitazioni previste in quelle gialle; Le zone giallesono caratterizzate da:

  • coprifuoco alle ore 22;
  • autobus e mezzi di trasporto nazionali, regionali e provinciali hanno una capienza del 50%
  • La didattica a distanza è prevista per tutte le scuole superiori;
  • alle scuole elementari e medie è prevista l'attività in presenza con mascherina; 
  • I bar chiudono alle 18, sono chiusi cinema, mostre e musei, sono sospesi tutti i concorsi e nei fine settimana sono chiusi i centri commerciali.

Quali sono i criteri per collocare una regione in zona rossa, arancione gialla? 

Il più importante, come spiega Michele Bocci su Repubblica, è la classificazione complessiva del rischio che va da alto a moderato. Poi ci sono gli scenari, che si basano sull'indice di contagio Rt e che hanno un livello tra 1 e 4 . Il combinato disposto di questi due indicatori (rischio alto e scenario 4) porta a finire nella zona rossa. La valutazione risale al 30 aprile scorso, quando vennero fissati i criteri in un momento in cui l'emergenza sembrava in via di risoluzione. Nel frattempo il documento  “Prevenzione e risposta al Covid: evoluzione della strategia e pianificazione per il periodo autunno-invernale” indica quali interventi adottare a seconda della gravità dello scenario. 

Ci sono poi sei indicatori sulla capacità di monitoraggio (il cosiddetto contact tracking, che nel frattempo secondo gli esperti è saltato); poi ce ne sono altri 6, che descrivono “Capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti”. Ad esempio la percentuale di tamponi positivi esclusi i secondi e i terzi test sulle stesse persone, oppure il tempo che passa dai sintomi alla quarantena e alla diagnosi. Nelle aree ad alto rischio che ricadono negli scenari 3 e 4 indicati nel documento dell'Iss - quelle caratterizzate da uno scenario di 'elevata gravità e quelle nelle quali ci sono situazioni di 'massima gravità - "è vietato ogni spostamento in entrata e uscita dai territori".  La differenza tra le zone che ricadono nello scenario 3 e in quelle che rientrano nel 4 sta nel fatto che in queste ultime sono vietati anche gli spostamenti "all'interno dei medesimi territori", dunque a livello comunale e provinciale.

Quindi ci sono gli indicatori di risultato e relativi alla stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari, che osservano la crescita o il decremento del numero dei positivi negli ultimi 7 e 14 giorni, i nuovi focolai e per quante persone la fonte dell'infezione è sconosciuta. Gli altri criteri sono la situazione dei pronto soccorso, delle terapie intensive e dei reparti medici. Il campanello d'allarme suona quando viene occupato il 30% dei posti dedicati ai malati di Covid-19. 

Lo scenario 4 e l'indice di contagio Rt

I quattro scenari sono stati inseriti con il documento “Prevenzione e risposta al Covid”, per dare suggerimenti sulle misure da prendere in base alla gravità della situazione. Si fondano sull’Rt, cioè il fattore di replicazione della malattia nell’arco di una settimana.  Questi sono, in sintesi, i quattro scenari:

SCENARIO 1: Situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto al periodo luglio-agosto 2020, con Rt regionali sopra soglia per periodi limitati (inferiore a 1 mese) e bassa incidenza, nel caso in cui la trasmissibilità non aumenti sistematicamente all’inizio dell’autunno, le scuole abbiano un impatto modesto sulla trasmissibilità e i sistemi sanitari regionali riescano a tracciare e tenere sotto controllo i nuovi focolai, inclusi quelli scolastici;

SCENARIO 2: Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve- medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1,25 (ovvero con stime dell’Intervallo di Confidenza al 95% - IC95% - di Rt comprese tra 1 e 1,25), nel caso in cui non si riesca a tenere completamente traccia dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici, ma si riesca comunque a limitare di molto il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie;

SCENARIO 3: Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt comprese tra 1,25 e 1,5), e in cui si riesca a limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi;

SCENARIO 4: Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5). Anche se una epidemia con queste caratteristiche porterebbe a misure di mitigazione e contenimento più aggressive nei territori interessati, uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani). A questo proposito, si rimarca che appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità.

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