Fecondazione eterologa, la Regione frena e irrita i Democratici

L'assessore alla Sanità Lusenti ha chiarito che l'Emilia-Romagna attenderà una regolamentazione centrale, per evitare che il delicato argomento si trasformi in una giungla localistica. Ma essere "sorpassati" dalla Toscana genera malumori nel Pd modenese

“Serve un atto di regolamentazione a carattere nazionale, per evitare che un argomento così delicato e sensibile si trasformi in una giungla”. É quanto sostiene, a proposito della fecondazione eterologa, l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Carlo Lusenti. “Voglio precisare che proprio per assicurare la fruizione di un diritto, pertinente alla sfera della salute, in condizioni di uniformità su tutto il Paese, riteniamo sia doveroso andare oltre l’assunzione di atti da parte delle singole Regioni: ciò comporterebbe inevitabilmente il rischio di una variabilità da territorio a territorio”. 

Da via Aldo Moro giunge dunque una sollecitazione al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per andare oltre le linee guida già enunciate alla Camera de Deputati e provvedere a documenti più stringenti. Il tema è tornato di grande attualità dopo la bocciatura della Corte Costituzionale relativa alla Legge 40, considerata discriminatoria per il “diritto” delle coppie sterili ad avere figli.

In Emilia-Romagna sono 20 i centri autorizzati (10 pubblici e 10 privati) per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Sulle 10 strutture pubbliche, 4 sono di primo livello (effettuano cioè l’inseminazione artificiale), mentre le altre (sempre pubbliche) sono autorizzate ad utilizzare tecniche di secondo - terzo livello (come fivet, icsi). Stesse proporzioni per il privato: su 10 centri, 4 sono di primo livello, gli altri di secondo-terzo. 

Nel 2013, i centri di primo livello dell’Emilia-Romagna hanno trattato complessivamente 698 pazienti, di cui 585 nel pubblico e 113 nel privato. L’attività invece del secondo e terzo livello ha riguardato 3378 pazienti trattate, di cui 1979 nei centri pubblici e 1399 nei centri privati.

Ma il rinvio della Regione non soddisfa il Partito Democratico modenese. La coordinatrice delle Democratiche modenesi Caterina Liotti ha dichiarato: “Ha ragione l’assessore Lusenti quando chiede che non vi siano disparità di trattamento dei pazienti tra le singole regioni italiane e che l’aggiornamento delle linee guida nazionali inserisca la fecondazione eterologa tra i Livelli essenziali di assistenza. A nome delle tante donne che vorrebbero avere un figlio, chiedo, però, di verificare i percorsi che hanno portato la Toscana a perseguire la possibilità di avviare le procedure per offrire alle coppie con problemi di sterilità anche questa opportunità. Non vorremmo che le coppie emiliano-romagnole risultassero, alla fine, di serie B rispetto a quelle toscane!”.

Già, proprio la Toscana, che ha preceduto il Ministero con una propria delibera, fa arrabbiare anche il capogruppo Pd Paolo Trande, meravigliato per il silenzio della “sua Emilia-Romagna moderna e progressista e il Partito Regionale della Sinistra piú numeroso in Italia, dinanzi ad uno scempio di legalitá”. “Speravo in un sussulto della Regione, dei candidati presidenti, dei consiglieri regionali e invece nulla di nulla mentre i nostri amici della Toscana si mostrano sensibilissimi ai temi dei diritti, della sofferenza e della equità di accesso ai servizi sanitari – ha commentato Trande - Io non permetteró alla mestizia della idea "non è piú la mia Emilia-Romagna moderna, progressista e laica" di prendere il sopravvento: mi batteró”.

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