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Alluvione, iniquità e debolezza di un paese senza regole

In Italia manca una normativa nazionale sui rimborsi e i trattamenti delle poolazioni alluvionate, abbandonate a loro stesse dopo il 15° giorno. Ce lo ha spiegato Paolo Franceschetti, autore del libro "Navigare nel fango"

Quando spariranno i volontari, le ruspe, i politici e le troupe televisive - che già si sono fatte vedere ben poco – cosa resterà agli alluvionati della Bassa modenese? Una domanda complicata e densa di cattivi presentimenti che molti cittadini di Bastiglia o di Bomporto stanno per porsi. Ma qualcuno, suo malgrado, li ha già anticipati. Si tratta di Paolo Franceschetti, autore di “Navigare nel fango”, un libro che racconta delle alluvioni italiane del triennio 2011-2013, approfondendo alcuni elementi chiave come quello della gestione politico-amministrativa di questi disastri o come quello della nascita dei comitati locali.

Paolo Franceschetti ha vissuto in prima persona l'alluvione del 7 novembre del 2011 a Campo nell'Elba, dove lavora come commerciante dopo aver lasciato Milano, e da allora ha deciso di sommare la propria esperienza a quella degli altri territori alluvionati. Molti altri alluvionati: quella modenese è infatti la ventesima alluvione di un triennio orribile, che ha colpito ben 19 regioni e causato oltre 70 morti. Attraverso Facebook Franceschetti si è messo in collegamento con tanti territori colpiti, contribuendo così a costituire una rete di relazioni, con l'obiettivo di informare chi è rimasto vittima dell'acqua e del fango, ma anche di sensibilizzare il mondo della politica, al quale riserva parole durissime.

Il suo volume affronta quello che lui stesso definisce il “15° giorno”, ovvero il momento in cui l'emergenza lascia spazio al silenzio e alla solitudine e all'odissea burocratica che svela tutta l'incapacità della politica di gestire questo fenomeno, al quale dovrebbe essere invece tristemente abituata. “Eppure – spiega Franceschetti – oggi non esiste una legge di solidarietà nazionale, nessuna normativa uniforme e neppure un protocollo istituzionale. Se si esclude l'Opcm, che ferma i mutui e sospende le tasse per i primi sei mesi, per il resto si procede sempre in ordine sparso. Può sembrare assurdo – ma tutto dipende da come si sveglia al mattino il Presidente Errani, o il Gabrielli di turno”.

Un capitolo chiave di “Navigare nel fango” è dedicata alla spinosa questione dei rimborsi: presupponendo l'assenza di una normativa unitaria è chiaro che anche il risarcimento dei danni finisce per disperdersi in rivoli tortuosi. “Quando Errani, nel caso modenese, parla di rimborsare il 100% di tutto ciò che è ammissibile, dà in realtà una comunicazione d'effetto ma fuorviante – spiega Franceschetti che segue da vicino quanto sta accadendo nella nostra provincia – Molto spesso i cittadini alluvionati hanno scoperto che il 90% dei danni non è rimborsabile. Ci sono massimali e percentuali di rimborso, questi vengono riconosciuti soltanto a patto che l'oggetto danneggiato venga riacquistato nuovo e ovviamente a seguito della presentazione di fatture pagate in modo tracciabile solo con assegni o bonifici”.

Un meccanismo farraginoso, che porta con sé evidenti punti deboli. Come sottolinea ancora Franceschetti: “Oltre a non garantire comunque di evitare i casi di truffa nei rimborsi, questo complicatissimo meccanismo finisce con premiare chi è più ricco e può ad esempio ricomprare subito la propria auto o i macchinari della propria azienda, escludendo di fatto i più deboli e bisognosi.” Ma resta il fatto che l'assenza di vincoli di equità dovuti ad una legge nazionale renderà possibile soluzioni inedite e, proviamo ad augurarci, maggiormente positive e funzionali rispetto a quanto visto in passato. La speranza è l'ultima a morire.

Tra i tanti spunti lanciati dall'attivissimo Paolo Franceschetti raccogliamo infine un'ultima riflessione sull'organizzazione dei comitati locali, che l'autore del libro ha monitorato in tutta la Penisola, dalla Maremma alla Lunigiana, dalla Pulia alla Basilicata. Gruppi contraddistinti da intenti comuni, che stanno sorgendo in questi giorni anche tra Bomporto e Bastiglia. “Sparito l'eco mediatica e spenti i riflettori ai comitati resta il compito fondamentale di informare e mantenere viva la rete di solidarietà, che i comitati stanno portando avanti grazie ai social media creando un crescente movimento d'opinione”, conclude Franceschetti che ha rilanciato anche agli attivisti “alluvionati” di Modena il proprio vademecum.

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